sabato, 04 luglio 2009


Cafè Muller Pina Bausch

 

Café Muller

Pina Bausch



Pina è morta 4 giorni fa. La ricorderanno tra poche ore, al Festival di Spoleto, con la rappresentazione di  Bamboo Blues, un suo omaggio di sogno danzato, all’India. Il mondo della danza è in lutto, e non solo. E’ in lutto il mondo della cultura, perché Pina era una grande artista, una grande coreografa, una grande intellettuale. Del e col corpo.

Però poco si parla di Pina. Per forza. Non tutti conoscono la danza, ancor meno la danza moderna e contemporanea che lei col suo genio ha inventato.

E poi in questi giorni è morta un’icona del mondo musicale e non solo. E’ morto Michael Jackson, un immenso artista nel suo genere (25/06/2009). Anche se devo ammettere che mi aspettavo serie infinite di speciali, notizie ghiotte, gossip, e chi più ne ha, più ne metta, anche se i media al contrario, mantengono un basso profilo, non facendo  mancare comunque aggiornamenti quotidiani sulla messa in onda dei funerali, la spartizione del patrimonio non ancora ben valutato, le commemorazioni e dimostrazioni d’affetto sparsi sul pianeta, per Pina, è ovvio, rimane poco spazio o niente.


E poi chi la conosce Pina?  Jackson è un po’ come la CocaCola: impossibile non conoscerlo. Può non piacere, ma di sicuro, vivendo tra i vivi, almeno una volta nella vita un suo pezzo lo si  è ascoltato, anche senza volere. Peggior sorte è toccata ad uno dei tre Angels di antica memoria: la mitica Farrah Fawcett. Provata da un tumore contro il quale ha combattuto per alcuni anni, non è riuscita a coronare il sogno d’amore di sposarsi col suo O’Neal, quello di Love story. Peccato, perché i due avrebbero devoluto i proventi legati all’evento, alla ricerca sul cancro. Peccato che si sia aggravata e che sia morta lo stesso giorno di Michael. A parte qualche nostalgico pezzo di alcuni giornalisti segretamente innamorati di questa icona sexy degli anni settanta, della Fawcett temo che non ne sentiremo più parlare.

 

Questo mi riporta alla morte di Pavarotti, avvenuta il 06/09/07 e di Gigi Sabani 04/09/07, di cui scrissi un post: Io sto con Gigi. Personalità e personaggi diversi, certamente, di notorietà differente s’intende, il primo era un artista di caratura internazionale, il secondo negli ultimi anni faceva fatica a lavorare per via di una questioncella legale di poco conto. Strano che gli artisti paghino sempre in modo salato i loro errori, e i politici, per esempio, no. Sorvoliamo. Riflettevo sulla sfortuna di morire nel momento sbagliato, ammesso che ce ne sia uno giusto e finire nell'oblio, malgrado una vita vissuta alla ribalta.


Stessa sorte accadde ad una grande donna, Madre Teresa di Calcutta che morì il 05/09/1997 a ridosso della scomparsa di Lady D (31/08/1997).  Qualcuno si ricorda quanto trasmisero della morte della Santa? Perché la prima, non la seconda, è stata canonizzata per direttissima. Però di Lady D continuano a fare speciali noiosissimi, tra l’altro, e ad interrogarsi su chi ha  eventualmente elaborato un attentato. Perchè sono tutte stramaledette ipotesi e congetture di poco conto.  Di Madre Teresa non ne parla nessuno. Interesserebbe a qualcuno? Forse sì.

Non lo sapremo mai.

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martedì, 23 giugno 2009


Ritratti



Era un omone di  circa settant’anni.

Ogni mattina, puntuale, lo incrociavo in strada mentre andavo a prendere l’auto  parcheggiata a metà via.  Lui si recava dalla parte opposta, all’edicola situata in fondo, all’inizio del parco.

Era ben vestito e curato, indossava sempre un cappello a tesa larga, e procedeva impettito, con le mani dietro la schiena e il  ventre prominente di cui pareva andare fiero. Rimasto vedovo giovane, con due figli piccoli, non lo vidi mai in questi anni assieme ad un’altra donna, anche se presumo che le occasioni non gli siano mancate, poiché era un uomo molto piacente.

Di sicuro nel suo condominio rivestiva la carica di capo-condominio, colui che ha l’arduo compito  di fare da intermediario tra i condomini e l’amministratore, oltre a seguire eventuali lavori di ristrutturazione. Lui seguiva così attentamente i lavori di manutenzione e ristrutturazione, che discuteva spesso animatamente con gli operai del cantiere. Sentivo il suo vocione stando in casa. Sembrava uno che sapesse il fatto suo.

Lo incontrai ogni mattina, per molti anni, e mai una volta , mai, che mi degnasse di uno sguardo.

E non ho mai saputo perché.

Come mi superava, ecco che appariva tra la fitta siepe l’Adria, sua coetanea che spazzava il cortile di casa e lui galante alzava il cappello. Più avanti l’Irene, moglie del dentista, che aspettava sulla soglia del cancello che arrivasse la donna delle pulizie, altra alzata di cappello. Per Gianni una battuta cameratesca e una risata le esternava sempre.

Con me: un palo.

Forse perché mi sono sposata due volte e a suoi occhi ero donna di dubbia moralità. Vai a sapere!

Da principio la cosa m’indispettì, poi col tempo divenne quasi simpatica, come una forma di distinzione. Non temendo il suo giudizio, in fondo non gli feci mai del male e non gli arrecai mai offesa, quantomeno volutamente, mi pareva che mi riservasse così un’attenzione particolare.

Ed era vero.

Con me doveva sforzarsi di non guardarmi e di non sorridere. Per contro, non ho mai abbassato lo sguardo, anzi, ho sempre cercato il suo, invano. E mentre mostrava la chioma scura, alle gentili signore che animavano la via, avviavo l’auto e mi allontanavo perdendo la prima sfida della giornata.

Mi accorsi che era un po’ in effetti che non lo incrociavo, l’ultima volta che lo vidi, oltre due mesi fa. Molto, molto dimagrito, col passo incerto, aggrappato al braccio del figlio. Sempre con lo stesso cappello, ma non indossato come una bandiera, calato invece a nascondere un volto certamente sofferente. Arrivare all'edicola fu un'impresa.

Lo osservai muoversi dentro il cappotto troppo grande,  quasi offensivo nel ricordare ciò che era.

Avrei voluto abbracciarlo.

Le finestre del suo appartamento sono chiuse da molti giorni ormai, senza segno di vita. Tutte pulite, come la terrazza, vuota.

Sul cancello del condominio è appeso un cartoncino arancione con scritto Vendesi appartamento con un numero di cellulare e regolare marca da bollo.

Non saprò mai perché non mi salutava.

A volte, mi scopro che lo cerco con lo sguardo.

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martedì, 16 giugno 2009




Per la prima volta nella mia vita ho paura.
 Non per me, per tutti.
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mercoledì, 10 giugno 2009
No potho reposare

poesia sarda dei primi '900

Non potho reposare, amore, coro,
pessende a tie so(e) donzi mommentu;
no istes in tristura, prenda 'e oro,
nene in dispiaghere o pessammentu,
t'assicuro chi a tie solu bramo,
ca t'amo vorte et t'amo, t'amo, t'amo.

Amore meu, prenda d'istimmare,
s'affettu meu a tie solu est dau.
S'hare giuttu sas alas a bolare
milli vortas a s'ora ippo volau,
pro venner nessi pro ti saludare
s'attera cosa, nono, a t'abbisare.

Si m'essere(t) possibbile de anghelu
s'ispiritu invisibile picavo
sas formas e(t) furavo dae su chelu
su sole, sos isteddos e formavo
unu mundu bellissimu pro tene
pro poder dispensare cada bene.

Amore meu, rosa profumada,
amore meu, gravellu oletzante,
amore, coro, immagine adorada,
amore coro, so ispasimante,
amore, ses su sole relughente,
ch'ispuntat su manzanu in oriente.

Ses su sole ch'illuminat a mie,
chi m'esaltat su coro ei sa mente;
lizu vroridu, candidu che nie,
semper in coro meu ses presente.
Amore meu, amore meu, amore,
vive senz'amargura nen dolore.

Si sa luche d'isteddos e de sole,
si su bene chi v'est in s'universu
hare pothiu piccare in-d'una mole
commente palombaru m'ippo immersu
in fundu de su mare e regalare
a tie vida, sole, terra e mare.

Unu ritrattu s'essere pintore
un'istatua 'e marmu ti faghia
s'essere istadu eccellente iscultore
ma cun dolore naro "no nd'ischia".
Ma non balet a nudda marmu e tela
in confrontu a s'amore, d'oro vela.

Ti cherio abbratzare ego et vasare
pro ti versare s'anima in su coro,
ma dae lontanu ti deppo adorare.
Pessande chi m'istimmas mi ristoro,
chi de sa vida nostra tela e trammas
han sa matessi sorte pritte m'amas.

Sa bellesa 'e tramontos, de manzanu
s'alba, s'aurora, su sole lughente,
sos profumos, sos cantos de veranu
sos zefiros, sa bretza relughente
de su mare, s'azurru de su chelu,
sas menzus cosa do, a tie anzelu.








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categoria:carlo
sabato, 30 maggio 2009




Non credo di aver mai parlato di lui. Forse qualche piccolo accenno ogni tanto.
Non t'abbandona il dolore. S'impara a conviverci.
Si esce da una stanza in cui trasmettono una partita qualsiasi perchè non si tollerano le urla della tifoseria, se si sente nominare Liverpool non si pensa più ai Beatles. Ma si continua a vivere, ci si sposa, si divorzia, si scrive pure su un blog.
Assomigliava molto a quel signore coi baffi, sdraiato, con la bocca aperta. Ma non riconosco la camicia e nemmeno il giacchino.
L'ho sentii l'ultima volta al telefono, prima che partisse in pulman per andare a vedere la sua Juve giocare. Era felice come un bambino. Aveva preferito la squadra del cuore ad una bellissima modella che lo stava aspettando a Parigi.
Era fotografo di moda e io lavoravo con lui. Eravamo molto affiatati e ci volevamo molto bene, ero la sua sorellina, mi diceva sempre. Allora avevo 24 anni.

Non seguii la partita quella sera, per cui non sapevo nulla  nemmeno il giorno seguente, quando lo vidi in un servizio di un telegiornale, inquadrato, mentre lo stavano portando via dagli spalti, in barella, con le braccia penzoloni e lo sguardo fisso.
Indossava ancora la sua sciarpa rossa dalla quale non si separava mai.
Mi si fermò il cuore per un istante ne sono certa.
Fu l'ultima volta che lo vidi.
Tuttavia, per un paio d'anni, aspettai che mi chiamasse al telefono per dirmi che si era perso.

Dedico a lui e ai suoi 28 anni questo post, avrebbe compiuto 29 anni due giorni dopo.
Lo dedico alla sua famiglia che ha sopportato in tutti questi anni, con molta dignità, un dolore fatto anche di grande ingiustizia.
Lo dedico alle vittime e alle loro famiglie che hanno subito questa tragedia.
Lo so, è poca cosa, ma voglio dire pubblicamente, questa sera, che il suo ricordo e il suo sorriso mi hanno accompagnata sempre in questi anni.
E la rabbia, tanta rabbia.
Sarà così fino alla fine dei miei giorni. S'impara a convivere col dolore e coi suoi tormenti.

Ciao Claudio
Per sempre

Rocco Acerra (29)

Bruno Balli (50)

Alfons Bos

Giancarlo Bruschera (34)

Andrea Casula (11)

Giovanni Casula (44)

Nino Cerrullo (24)

Willy Chielens

Giuseppina Conti (17)

Dirk Daenecky

Dionisio Fabbro (51)

Jaques François

Eugenio Gagliano (35)

Francesco Galli (25)

Giancarlo Gonnelli (20)

Alberto Guarini (21)

Giovacchino Landini (50)

Roberto Lorentini (31)

Barbara Lusci (58)

Franco Martelli (46)

Loris Messore (28)

Gianni Mastrolaco (20)

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Luciano Rocco Papaluca (38)

Luigi Pidone (31)

Benito Pistolato (50)

Patrick Radcliffe

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Antonio Ragnanese (29)

Claude Robert

Mario Ronchi (43)

Domenico Russo (28)

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Gianfranco Sarto (47)

Amedeo Giuseppe Spolaore (55)

Mario Spanu (41)

Tarcisio Venturin (23)

Jean Michel Walla

Claudio Zavaroni (28)

 

Claudio

 

 

 

 

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sabato, 23 maggio 2009
IMG_1981
(Gran Madre di Dio)

Torino P.N. ore 11,50  Bari c.le  - 1^ classe , carrozza 2, posto 91 finestrino.


Sono comodamente seduta al mio posto n. 91. Il treno dovrebbe arrivare a R.E. alle 14,31 e nulla fa pensare che non sarà così. Passa Lucio Dalla per la seconda volta. Anche lui sarà stato  alla Fiera del libro per un recital “ Gli occhi di lucio” che ha scritto con Marco Alemanno. Io, là , però, non l'ho visto.

Nessuno lo ferma, solo alcuni sporgono la testa incuriositi, lui  porta a spasso  con grande dignità i suoi bermuda color cachi.

Guardo fuori. Sto tornando a casa. Questa bella parentesi di cinque giorni è finita.

 

Sono le 10,00 circa di una giornata poco soleggiata, che si rivelerà un tantino afosa.

Aspetto Emilia, sperando di vederla sbucare dal caotico traffico che rumoreggia davanti alla Gran Madre di Dio, augurandomi di saperla riconoscere. In fondo, finora, l’ho vista ritratta solo in una piccola immagine, in cui è di tre quarti. Timida pare  in quella foto, un po’ sfuggente. Sono appena scesa dal B&B in cui alloggio e davanti a me ci sono i famosi Murazzi, il Po in tutta la sua potenza, attraversato da Ponte Vittorio Emanuele, uno dei tanti ponti di Torino,  e la bellissima Piazza Vittorio Veneto. Mi ricorda molto la Francia questa città, ovviamente, ma la parte più discreta, più defilata, malgrado i grandi spazi delle piazze e l’imponente architettura. Una Signora, come sempre è stata descritta, ed è vero.

Sono seduta su una panchina all’angolo, dove c’è una vecchia edicola di vago stile  liberty. Prendo Repubblica e La stampa. La signora dell’edicola è cortese. Attorno a me una marea di gente, la più variopinta, forse anche un po’ matta che parla da sola o ai passanti. Un ragazzo, ridotto davvero male, elemosina tra le auto inferocite. Lo osservo un po’, guardandomi attorno, apro il giornale, ne leggo i titoli, osservo di nuovo il ragazzo che mi pare rischi di finire sotto al tram, mi guardo attorno e cerco un’auto condotta da una piccola foto di tre quarti, un po’ timida e sfuggente.

Ma per riconoscere Emilia occorre che io la immagini con precisione penso. Sono bionda e vestita di blu, le dico al telefono. Lei ride. Certo, mi risponde, lo so, ti ho visto in foto. Ha una bella voce.

Il traffico questa mattina è infernale e presumo che sia ferma in colonna, sull’altra direzione del viale. Sono passate due ambulanze, chissà, forse c’è stato un incidente.

Penso a come potrà essere Emilia. L’immagino una signora formosa ma non troppo, di statura media, vestita con una gonna al ginocchio di fattura sobria,  capelli corti, castani, senza trucco, colori scuri piuttosto che chiari,  voce bassa e pacata. Timida nel complesso e seriosa. Lei scrive sempre cose sensate, importanti, e vissute, in modo così profondo e diretto.

Sarò all’altezza? Mi chiedo.

Continuo a leggere il giornale mentre a tratti osservo il ragazzo che mi fa sempre più pena. Guardo l’orologio. Se attraverso il viale per portargli dei soldi, Emilia forse arriva proprio ora  col rischio di non trovarmi. La penso una persona puntuale. Non vorrei fare brutta figura o mancarle di rispetto. Intanto armeggio in borsa per prendere pochi euro dal portafoglio. Mentre estraggo i soldi mi sento chiamare e mi giro di colpo. Vedo Emilia in tutta la sua bellezza e in tutto il mio sciocco stupore.

Non l’avrei riconosciuta mai comunque.  Non ha nulla della piccola foto di tre quarti, timida e fuggitiva o meglio nulla di ciò che avevo pensato di lei, tranne i capelli.  Mi viene incontro a braccia aperte, questa bella signora alta,  slanciata e vestita in modo sportivo con un bellissimo sorriso e tanta affettuosità. La prima cosa che penso è che è proprio bella e giovanile e allegra, ma ciò che proferisco è chiedere il permesso di assentarmi un attimo per andare dal ragazzo che rischia di morire in mezzo al traffico. Ci metto un paio di minuti i semafori sono rossi.

Ritorno da Emilia, sentendo in cuor mio, che è come se la conoscessi da sempre. E che passeremo una bellissima giornata insieme.

Così è stato.

Tornerò a Torino.

Per passeggiare in questa maestosa e sobria città e per ritrovare la mia amica Emilia.

Una donna dalla vita ricchissima ed interessante e con la luce negli occhi di una ragazzina.

 

IMG_2119

      (Vista della Piazza Vittorio Veneto e della Mole, dalla finestra della mia camera)    

 

 

 


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giovedì, 14 maggio 2009
gira7
Girasoli




Rimarrò assente per qualche giorno perchè sarò a Torino alla Fiera del libro e a trovare amici che non vedo da alcuni anni.

Voglio però lasciare un pensiero di benvenuto coi miei girasoli,  ad Alba,  una persona che so che legge, ma che al momento non può scrivere, alla quale voglio bene, e che mi ha accompagnata in questo anno impegnativo.

Poi voglio lasciare un saluto a voi, con un'immagine notturna, perchè agevoli il riposo e il sonno del giusto.
Vi racconterò al mio ritorno, di questa che è un po' un'avventura, in questo viaggio lungo un anno.




marenotte6
Marenotte
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domenica, 10 maggio 2009
amoremio
La prima pennellata l'ho data quasi 11 mesi fa, dopo pochi giorni.
Poi poco altro durante questi mesi.
Invece tanto mi è venuto di fare per altri, ma per te,
per te,
 sono con le spalle al muro.
Con tanta rabbia.
Però ho capito.
Ancora non mi rassegno che il resto del mondo giri
e nient'altro,
per me
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venerdì, 01 maggio 2009


1 maggio 2009 2

1° maggio 2009
Silvia




Ti sbatterei a lavorare in un resort (se sai cos'è) in Sardegna, bello fuori (per i clienti) e marcio dentro (per i lavoratori).

Così ti saresti beccato una bella scossa elettrica da un frullatore in acciaio SENZA messa a terra perchè il boss (alias il padrone, er capoccia, il cummenda) NON poteva spendere 2 (due) euro per un adattatore Schuco nuovo.

Se non avessi avuto scarpe antinfortunistiche (PAGATE DA ME) a quest'ora non sarei qui a raccontartelo.

A propo: lavoravamo 8 ore e mezzo ed eravamo pagati (ed assicurati) per 6 (sei).

Dormivamo in stanzette-loculi senza aria condizionata e con le ventole accese sul tetto a 3 metri di distanza. Il mangiare era un'indecenza, solo la pasta e la frutta erano buone.

CAPITO ADESSO COME SI FANNO I SOLDI SULLA PELLE DEI LAVORATORI, IN ITALIA?

Dobbiamo davvero ridurci come i rumeni per non far "scappare" i cummenda?

 

(commento del 22 04 09  ad un articolo sulla Thyssen Krupp che mi è piaciuto particolarmente. Di wordstar che spero non me ne voglia )



In memoria di:

Antonio Schiavone
Roberto Scola
Angelo Laurino
Bruno Santino
Rosario Rodinò
Rocco Marzo
Giuseppe De Masi


E di tutte le vittime sul lavoro.
E di tutte le vittime del lavoro che non c'è.




altan cippiti disoc


BUON 1°MAGGIO



cipputibrindisi





lasciatemi cantare...





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sabato, 25 aprile 2009
CUORE
Cuore
(E' l'insieme di pezzi di confezione di regali che mi hanno fatto alcuni amici in un momento particolare)

CRISTINA


è un'amica particolare, incontrata di recente, ma che sento come una di casa, che mi  capisce anche se non parlo. Lei è così.
Generosa e capace di andare oltre il dolore e regalare preziose perle di parole,
 buone come il pane appena fatto,
 che fanno bene allo spirito di noi umani, in balia della tempesta, che è questa  vita.

Le ho dedicato questo  racconto, che gentilmente ha ospitato  sul suo bel blog, in cui si potranno riconoscere tutte le donne del mondo che hanno dovuto sopportare l'ardire di desiderare solamente il sole e la luna.



Il sole

il sole

il sole…

-Beatrice cambia musica!

La luna

la luna

la luna


Bea è così, sa cosa vuole, con una determinazione a bassa voce, ma incrollabile.

-Signore è una bellissima bambina con tanti capelli color rame. Assomiglia a  sua moglie!

-Veramente speravo fosse un maschio, sa, per via del nome…

Beatrice ascolta il suono della voce di Ivo, e in quel preciso momento, accolta dalle braccia maldestre  di suo  padre, decide che dovrà piacergli ad ogni costo.

 

-Sei tu Ivo?

-Sì Miriam. Sai che al mercato ho conosciuto il figlio  piccolo di Mario? E’ biondo come lui e bello come il sole. Mi piacerebbe inserirlo nella  squadra di calcio.

Intanto nonna Gianna nella stanza accanto, mentre osserva Bea, pensa: che strana questa ragazzina che a tutte le  bambole taglia i capelli corti come i suoi. Chissà, vorrà fare la parrucchiera.

-Amore, cosa vuoi diventare da grande?

-Il sole nonna, il sole. Se mi regalassi una moto, lo potrei  diventare anche subito.

-Una moto? Ma sei matta, alla tua età poi! Faresti morire di crepacuore tua madre. Non ti basta giocare a calcio? Lo dice sempre tuo padre che sei negata! Pensa piuttosto ad imparare le cose da donnina  che ti serviranno quando sarai sposata…

Seduta sulla panchina delle riserve, a bordo campo, incapace di reggere lo sguardo deluso del padre, Bea non piange il dolore che ha dentro, ma vorrebbe morire.

Mario, il figlio di Mario, non piange mai quando cade dalla moto.

 

Luciano, difficile a credersi, non ama né il calcio né le moto. Lui ama Bea, con tutto sè stesso. Solo che lei non gli crede.

-Beatrice ti prego, non chiudere la comunicazione, non allontanarmi, sei la donna della mia vita. Per me sei bella come il sole. Ma no, che dico? Più, del sole!

Bea sorride. Non le interessa più la moto e nemmeno essere il centravanti migliore del pianeta. Il sole la scalda, ma mai quanto le forti braccia di Luciano. Ora desidera una famiglia. Sua.

 

-Signora mi dispiace molto. Purtroppo dall’esame laparoscopico è emersa con chiarezza  una malformazione congenita che le preclude la possibilità di diventare madre. Se vuole però, potrà rivolgersi al centro adozioni, questo è il numero, tenga. Arrivederci.

Seduta su una panchina del parco, davanti all’ospedale, capace di reggere lo sguardo sgomento del marito, Bea piange tutto il suo dolore e vorrebbe morire.

Forse anche Mario, il figlio di Mario, piangerebbe in questo caso.

-Per una madre è straziante vedere una figlia ridotta così. Hai un marito che ti adora, avete una bella casa, siete ancora giovani e già in lista per l’adozione di un bambino. Perché ti ostini a sottoporti a queste inutili e dolorose cure ormonali? Insomma Bea, cosa vuoi?

-La luna mamma, la luna.

 

Beatrice ora è serena coi bambini dell’orfanotrofio. Gli uomini della sua vita l’hanno lasciata sola per un verso o per l’altro. Ma lei adesso è forte grazie a  questi piccolini, caparbi nel vivere quanto lei.  Li osserva mentre dormono e li accarezza quando piangono. Quando si svegliano di colpo e hanno paura e la chiamano,  li solleva dolcemente e li appoggia a sè. Comincia  così a cantare a bassa voce…

 

E nelle facce della gente                                                                              
e nelle strade c’è il sole
che mi stringe il cuore
come mi stringevi tu
e mi ricordo un po’ di te

Perché il sole, è un amore che continua
anche quando non c’è più…

 

 

Un giorno all'improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò
e fino in fondo al cielo camminò…


I pezzi delle canzoni sono tratti da: Sole di De Crescenzo e La luna di Branduardi.

 


Oggi, 25 APRILE  è una giornata importante, e Lino Di Gianni la ricorda con un pezzo che a me piace molto e sarei contenta se lo leggeste anche voi.


qui


E poi arriva Angie, che scrive dei suoi bisnonni pugliesi.
E di una resistenza alla vita e pure alla morte.
Un racconto bellissimo che affascina per la luce delle candele che brillano dalla notte dei tempi.

QUI
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