sabato, 30 dicembre 2006

orologioi

Mi sono fatta un caffè, mammina che freddo che c'è questa mattina,  mi sono seduta sul divano, ho  preso in mano questa busta cosparsa di pelo. Non so di quale animale,  mi auguro che sia sintentico, ma di fatto questa lettera, se così si può definire, ha il pelo. Anche lei.

Forse l'hanno fatto per farmi un piacere...

E ora, vi leggo il contenuto:

Dreamsdispenser
Succursale Terra, lì 2006/12/28

Gentilissima Signora Sgnapis Virgola,
Mi scuso per il terribile ritardo con cui rispondo alla cortese Sua, ma purtroppo quest’anno l’influenza che ha colpito le renne ha condizionato molto la corretta consegna dei doni.
Malgrado io sia Responsabile del Servizio Desideri Infantili non ho potuto attivare l’Ufficio Emergenza Sogni e Speranze in quanto Lei non rientra nella categoria Undereleven.
L’Ufficio Campa Cavallo che l’Erba Cresce, sezione III^ che serve il segmento utenti a cui Lei appartiene, quest’anno ha lavorato ad orario ridotto causa mancanza del Cavallo, infatti ho dovuto dare loro una delle mie renne anche se malandata.
Il responsabile della III^ sezione, Dott. Riccardo Re che avrei interpellato per analizzare in dettaglio il Suo caso è momentaneamente a Piacenza dal Sig. Alessandro Farnese a chiedere se gli presta il suo cavallo e purtroppo deve ancora ritornare.
Questi sono alcuni dei motivi per cui ora, sono costretto mio malgrado, ad informarLa che la Sua prima richiesta ovvero l’immortalità, non ho potuto consegnargliela in quanto non è contemplata nell’elenco delle cose che posso donare. Può fare richiesta alla I^ Sezione Onnipotenza che però è chiusa per ferie a tempo indeterminato. Per quanto mi concerne Le posso portare in dono la speranza che possa rimanere in buona salute il più a lungo possibile.
In relazione alla seconda richiesta, ovvero una palata di soldi, sono rammaricato comunicarLe che purtroppo non è consentito dal regolamento. Ho un tetto massimo stabilito in 179,80 euro oltre il quale non posso andare, somma che ho allegato alla presente, con cui può inoltrare domanda in carta da bollo al Direttore dell’Ufficio Culosfondato, Sig. Forrest Gump al momento assente in quanto a pescare gamberi in Polinesia Francese.
E arriviamo alla terza richiesta, che mi permetta di dire forse la più esosa delle tre.
Data la rarità del soggetto da Lei richiesto, suppongo che non volesse una mosca bianca che per altro reperirei con meno difficoltà, dato che quest’anno molte agenzie matrimoniali hanno fatto richieste numericamente superiori alla media, e dato non ultimo che le signore che hanno fatto tale richiesta sono in numero decisamente superiore rispetto ai possibili doni, ho avuto notevoli difficoltà a reperire un soggetto che potesse soddisfare le Sue esigenze.
Per allargare il campo delle possibilità, sono stato costretto infatti a decidere che alcune caratteristiche fossero fondamentali ed imprescindibili e altre meno, sperando di aver operato la scelta giusta.
Tuttavia, malgrado questa scrematura ho dovuto comunque rivolgermi a colleghi di altre Stazioni Dreamsdispenser e solo così sono riuscito a portarLe questo pacco.
Mi scuso ancora con Lei per la poca efficienza dimostrata , auspicando almeno che possa apprezzare l’impegno profuso per accontentarLa. Spero di esserci riuscito almeno in parte.
LasciandoLa con l’augurio che il Nuovo Anno possa essere foriero delle più belle cose, mi congedo ricordandoLe il nostro motto millenario “ A caval donato non si guarda in bocca”.

Sempre a Sua disposizione
                                                                                                                                                     Babbo Natale

CAOPMF0T

Mi è andato di traverso il caffè.

Ma allora Babbo Natale esiste davvero!

E che ci sarà dentro al cilindro? E' ancora in auto. No, no, mi dispiace, in questi giorni non userò l'auto e martedì, appena aprirà l'ufficio postale, lo riporterò indietro.

Ah sì. Non lo dirò a nessuno, a nessuno.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 10:39 | Permalink | commenti (16)
categoria:regalo di natale
venerdì, 29 dicembre 2006

orologioiLo sapevo.
Lo sapevo che non dovevo accettare di scrivere quella innocente letterina. In cuor mio sentivo che forse, forse tutte le storielle raccontate ai bambini non sono del tutto fandonie. Un pò come l’oroscopo, se uno ci crede, le stelle ci azzeccano!
Spinta da quei giochini internettiani da catena di santo ormai noto, che girano sotto le feste, scrissi anch’io a Babbo Natale.
Ovviamente chiesi l’immortalità, una palata di soldi e un uomo meraviglioso, intelligente, colto, bellissimo, dolce, amoroso , focoso e chi più ne ha più ne metta, tanto dissi, Babbo Natale non esiste, ma soprattutto quando mai potrebbero arrivarmi tutte queste cose?
Già.

Oggi, nella cassetta delle lettere trovo un avviso delle poste d’andare a ritirare un pacco alla stazione, con la postilla che dato il volume, sarebbe stata necessaria l’automobile per il trasporto, magari station wagon.
Accidenti! Che roba sarà se è così grande? E quanto dovrò pagare? Non c’è scritto ma…
Di sicuro c’è stato un errore.

Mi reco in tutta fretta all’ufficio postale, ho sempre fretta io, sventolando l’avviso. Non c’è nessuno, un miracolo! Passo l’avviso sotto la paratia di vetro, l’impiegata mi guarda da sopra gli occhiali e con voce atona mi chiede un documento.

:- Un momento, aspetti, credo ci sia un errore. Preciso subito.
:- Secondo me non è mio questo pacco, incalzo mentre allungo la carta d’identità.
:- Sgnapis Virgola? Bionda, anni non si dice?
:- Si
:- Firmi qui e attenda un attimo che chiamo due colleghi. CAUVF0G2
:- Signora la prego, non ho con me nemmeno la carta di credito…
:- Non importa, ribatte lei, questo pacco è gratuito.

Ellapeppa! Gratuito e ci vogliono due colleghi per trasportarlo?
:- Signora, mi grida da dietro gli scaffali, ha la station wagon?
:- Noooo, ho una Fiesta scassata.
:- Può ribaltare i seggiolini? Si affaccia un ragazzone robusto.
:- Se vuole li sistemo io, questo pacco è un po’ ingombrante.

Esce con un cilindro enorme, alto più di lui, che deve pesare un bel po’, visto che in due faticano parecchio.
:-L’auto è lontana?
:-No, rispondo con un fil di voce.
:-Posso andare? Chiedo basita all’impiegata postale.
:-Prima prenda questa lettera che è allegata e firmi qui per  ricevuta, risponde secca ed efficiente.
:-Buon Anno signora, mi dice senza alzare lo sguardo.
:-Buon Anno a lei rispondo, mentre guardo questa lettera così diversa dalle altre…
Sono così scossa che la devo ancora aprire.

Anche il cilindro, lo devo ancora aprire, è in auto.

CAOPMF0T

postato da: sgnapisvirgola alle ore 21:17 | Permalink | commenti (15)
categoria:regalo di natale
mercoledì, 27 dicembre 2006

CAP9OXNG

O corpo che duoli, che sei  sostanzialmente solo pur circondandoti di molte amicizie! Sei forse tu che mi porti a vaneggiare? O forse, la forza segreta dei miei impulsi spirituali? Oh sì. Contro la pazzia, nemmeno Dio può nulla.

Qual'è la morale di questo libro? Molte, moltissime potrebbero essere le morali. Ma, forse, una sola è valida.

L'uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così nascono i pazzi. Perchè la pazzia amici miei, non esiste. Esiste soltanto nei riflessi onirici del sonno e in quel terrore che abbiamo tutti, inveterato, di perdere la nostra ragione.

pag.123 Alda Merini - L'altra verità - diario di una diversa.
[Scelto da
didolasplendida al cui sito rimando per spiegazioni, qui, scelgo Annarita, casalingaprecaria,cf05-25.]

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:23 | Permalink | commenti (19)
categoria:cosedicasa
martedì, 26 dicembre 2006



Sottotitolo: Ovvero: non calerò mai.


Quando, alla banale domanda di come ci chiamiamo abbiamo bisogno di concentrarci per dare la dwdFrisposta, corretta, significa che è giunto il momento di concedersi un meritato periodo di riposo.


Sfiniti, particolarmente irascibili, col cervello in pappa, gli ultimi giorni di lavoro, in procinto delle sospirate ferie, sono davvero interminabili e sfibranti.
Davanti ad un monitor, qualsiasi, acceso su un programma qualsiasi, già ci si immagina mollemente adagiati su una sdraio davanti ad un mare cristallino, con riviste amene e non, da leggere poco, perché anche la vista merita riposo, sigarette, musica preferita in cuffia, bevande di varia natura; sconsigliato il vino per ovvi motivi, e per i più energici, carte da gioco o addirittura racchette da ping-pong, bocce, pallone da acqua.


3ewqTuttavia, malgrado la pigrizia la faccia da padrona, i bagni anche se brevi, i 50 mt. a piedi che si percorrono per raggiungere la battigia, attività fisica di gran lunga superiore a quella che si fa complessivamente durante tutto l’anno, ti portano a credere che forse potresti pure dimagrire, coadiuvati da un’inspirazione pazzesca di iodio, che “brucia” cosa non si sa e una leggera tintarella che ti fa sembrare più sana, più soda quindi più bella. Fa pure rima.
Se poi la vacanza la passerai con altre due signore, pur esse di forme morbide e burrose, e con salde radici emiliano-romagnole, la pia illusione è giocoforza triplicata, come i presunti sforzi volti a raggiungere tale scopo.


Ecco perché le signore in questione, sotto l’ombrellone, enorme, per evitare ustioni ed eritemi, (e qui bisognerebbe aprire un dibattito su: ombrellone come, quando e perché) esclusa una che deve avere lontani parenti africani, forse nemmeno tanto lontani, sono fermamente intenzionate a pranzare con due pesche e crepi l’avarizia pure una prugna o un’albicocca, e solamente alla sera, mettere le gambe sotto ad un tavolo ricco di verdure e pasta con condimento francescano. Bevande: acqua non gasata e fuori frigo, concesso in via del tutto eccezionale beverone alla frutta, anche esotica, ma rigorosamente fuori pasto perché non sono tedesche vivadddio.

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Salento_royaltur_ott01La Puglia è bellissima ed Alessano che ha solo la sfortuna (si fa per dire) di essere vicino a Tricase* è particolarmente lontano se lo si vuole raggiungere in auto nel secondo weekend agostano. 12 ore di viaggio comprensive di 450 km. a passo d’uomo hanno provato pesantemente le nostre, che arrivate a destinazione attorno alle nove di sera, anche per colpa del figlio del padrone dell’agriturismo che le ha indirizzate in quel paese da settimana enigmistica che è Tricase appunto, visto che potrebbe essere piazzato nel gioco del labirinto, dei rebus, del trova il paese smarrito ect..etc.., non erano riuscite a fare la spesa ed avevano una fame boia.
Per cui, sporche, sudate, bianchicce, esclusa l’Africana, definita così non a caso, che lamentava un pallore anomalo per il suo incarnato, col rischio che venisse infilzata dalla prima forchetta utile di una delle altre due pallide davvero, partono alla volta di un ristorante locale, per mangiare un po’ di pesce. dwdcwd

Ovvio, occorre riprendersi dal viaggio.


E non vuoi innaffiare il tutto con un buon bianco secco del Salento? Rigorosamente fresco; tanto, la vita marinara sarebbe cominciata il giorno dopo.
Ma se il sangue non è acqua, e non lo è, anche se ne è composto in buona parte, anche i retaggi cultural-gastronomici hanno il loro peso nell’espressione complessiva di ognuno di noi, individuabile nella stazza per esempio, per cui nulla da stupire, se le signore in vacanza alla prima spesa svuotano il negozio di generi alimentari come se fossero approdate su un’isola deserta, poiché di Domenica i commercianti pugliesi, giustamente, fregandosene di essere in luogo turistico rispettano i dettami divini, quindi vanno pure loro al mare o dove gli pare, lasciando le signore in profonda costernazione da budello vuoto. Trovato dopo vari tentativi l’unico negozio aperto nel raggio di 100 chilometri, l’Africana romagnola insiste pesantemente sull’acquisto della farina per fare le tagliatelle. SDc

Sì, avete capito bene, tagliatelle con sugo di carne, perché questa, folgorata dalla recente scoperta che gli uomini si seS.JPEGprendono pure per la gola, in modo selvaggio transita da mesi avanti ed indietro per tutto il nord Italia con tagliere e mattarello nel baule dell’auto, fascinando così un certo Carlo da Monviso, di taglio buddista, che passa nottate intere a piegare e mangiare cappelletti. Perché mai quindi toglierlo dal baule? Non si sa mai che venga un bisogno.
Quattro borse di cibo, pesche zero, quelle se le sono portate da casa ed alcune risentendo del viaggio sono pure in stato avanzato di decomposizione.
Vengono nettate e tagliate a pezzi quale macedonia, da portare in spiaggia appunto, ma successivamente gettate nel pattume perché acidule e un po’ puzzolenti.
Per cui comincia da subito ad insinuarsi la sensazione che sarà difficoltà superiore alle aspettative il perseguire l’obiettivo che ora è meglio identificabile con almeno non ingrassare come porcelle.

pesche1

Se il buongiorno si vede dal mattino e nel caso delle nostre si vede benissimo, la colazione è un momento importante, innanzitutto perché si raccontano i sogni per filo e per segno, con relativo simposio interpretativo alternando il tutto a scofanate di biscotti intinti nel latte, fette imburrate con imagesmodigliani1marmellata ejsdh nutella per la Lunga che si sa ne è ghiotta, che mentre ne mangia a cucchiate a grugno sogna la crema aurea del geologo torinese, mentre la Corta che per 350 gg. l’anno s’accontenta di un caffè bevuto in piedi e con l’orologio in bocca, non disdegna, risveglio dopo risveglio, aggiungere elementi in più al suo scarno caffè, fino a lamentarsi che il bicchiere della Ferrero è inesorabilmente vuoto per la terza volta. Tutto questo al grido dei luminari nutrizionisti di tutto il mondo che sostengono che la colazione è il pasto principale della giornata, a tal punto che la Lunga influenzata dal suo perfetto inglese di taglio americano lezze govuei, decide di farsi due uova al tegamino, tanto poi a pranzo si mangiano solo due pesche…L’Africana la segue il mattino successivo per vedere l’effetto che fa, mentre la Corta si fa i sandwich di biscotti e marmellata.

puglia1
Ora ad essere franchi, la differenza la fa la melanina. Mentre l’Africana potrebbe stare al sole 18 orepuff.jpeg ininterrotte e provare a sera solo un leggero fastidio, le pallide delle comitiva, in particolare la Corta che soffre pure di vitiligine, sembra una mucca olandese, senza l’ombrellone non possono resistere sotto la randa per più di dieci minuti consecutivi, per cui spalmatissima di protezione 40 la ruminante, e spalmatissima di protezione insufficiente la seconda, l’eritema è sempre in agguato, già nel bagno quotidiano si sottopongono allo stress abbronzante, per cui il resto della mattina lo devono passare sotto l’ombrellone appollaiate come due avvoltoi, mentre l’ombra si rimpicciolisce con l’avanzare delle ore.

djiwDiventa quindi una tortura perché anche il pollicione del piede destro deve essere sottratto alla furia bruciante a picco e sui sassi non si sta particolarmente comode. Per cui accaldate e con le chiappe provate da tanto immobilismo da contorsioniste, alla fine hanno i piedi in bocca, decidono di salire per fare un riposino sventolando la bandiera dei dermatologi di fama internazionale di evitare così le ore più dannose per la pelle.

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La pineta, il tavolo fuori in veranda, l’orario consono, come dire, aiutano a pensare alla digestione di un pasto precedentemente ingurgitato, per cui malgrado venga condita con elementi naturali e non manipolati, le nostre si fanno mezzo chilo di pasta in tre, tanto è ad alta digeribilità, poi nuoteranno, quindi smaltiranno.
La sera sarà verdura, verdura, verdura. Le due pesche per domani, sotto l’ombrellone. skefdv



skdDVVagando così da un magnifico uliveto all’altro evitando accuratamente Tricase, le nostre si accorgono che i paesini pugliesi sono pieni di negozi di generi alimentari molto assortiti, nonché varie aziende agricole che producono olio di finissimo gusto e piacevole colore ambrato. Sarebbe sciocco acquistarlo di produzione industriale, per cui via a comprarne taniche da 5 litri, una, due, tre, quattro….come il vino, molto più economico se comprato in tanica, che se anche è bianco e alla Corta brucia lo stomaco, per fortuna, ad ogni pasto se ne fa fuori 2 o 3 bicchieri tanto è buono e fresco. Poi si sa il vino bianco con le pesche è la morte sua.

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gastronomia5sSKDJPer cui costrette da limitazioni fisiche, condizionate dell’atavico appetito, culturalmente capaci di mettere a tavola 20 persone e farle mangiare pure bene, stimolate da una terra ricca di sapori e profumi a sperimentare nuove combinazioni, le nostre si danno alla pazza gioia, cucinando pesce alla griglia, melanzane all’aglio e prezzemolo, sugo di calamari, pastoni piccanti di grande effetto sulle papille gustative e tagliatelle al sugo, perché sarebbe sacrilego rinnegare le proprie radici.
Avvolte da un piacevole turbine festaiolo, considerando la tavola un momento di grande condivisione, magnanime d’animo, non paghe di soddisfare il loro palato invitano i vicini ben contenti, a condividere pasti in veranda e al ristorante, vorticando tra origano, prezzemolo e peperoncino, aumentando così i già frequenti travasi d’olio e di vino che l’Africana fa prima di ogni lavaggio di piatti che a detta sua è attività assai rilassante, con conseguente e comprensibile rilassamento delle altre due che non spostano manco una forchetta.

erWECome ogni cosa di questo mondo tutto ha una fine e pure le ferie. Pensando alle auto come tir, perché nel frattempo si sono comprate: occhialini da mare, sandali di gomma, lettino utile in veranda per la pennichella, materassini multiuso, seggioline di plastica e soprattutto tonnellate di cibo, la mattina della partenza corrono e caricano e puliscono. Ad un certo punto, da un anfratto del frigo, spuntano eroiche tre pesche. Tre pesche sopravvissute al viaggio d’andata e rimaste imperiture quale vano proposito di linea perfetta. Inutile dirlo, senza rammarico e senza un minimo senso di colpa vengono gettate via.

E mentre appugliate nel cuore e nello spirito ma soprattutto nella gola le tre Salento%20CosteWEsignore e appendice pelosa, si lasciano alle spalle i campi coltivati a pomodori e melanzane la radio locale annuncia che si sono perse le tracce di un incauto turista entrato a Tricase alcuni giorni prima, si pregano i cittadini in grado di trovare la porta di casa loro, di dare comunicazione alle autorità competenti in caso di ritrovamento, nel frattempo la giunta riunita in straordinaria prenderà in serio esame la sistemazione della segnaletica stradale, ritenuta, che Dio li fulmini, insufficiente.
Il motto ora è: vedi Tricase e poi sparati, sempre che ci arrivi.

P.S. dopo circa 8 ore di viaggio la Lunga esordisce: adesso ci vorrebbe davvero una pesca.
Silenzio.


*Tricase è una ridente località vicino a S.Maria di Leuca. In realtà non l'ho mai visitata in quanto non sono mai riuscita ad entrarci infatti i cartelli d'entrata e d'uscita erano intervallati ogni 50 metri. Ho pensato che ne avessero stampati per errore una quantità esagerata e che avessero dovuto piazzarli ugualmente per giustificare in qualche modo la spesa.

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lunedì, 25 dicembre 2006

kweo

Sono sospesa, come i miei occhi, nella brezza fluttuante di questa splendida nottata, sospesa ad ascoltare la mia pelle che sa parlarmi di me.
S’alza la gonna leggera in una danza di sensazioni e tutto circola fuori e dentro senza essere estraneo o doloroso ma solo senza voce, in questo canto di cicale, forte e miracolosamente terreno.
S’alzano i capelli volandomi in viso, rapiti da raggi lunari freschi ed amici, mutanti lingue di spiriti liberi, trattenuti soltanto da pensieri vorticosi e ribelli, mansueti e quieti.
Mi piace chinare la testa e sentirmi invasa e protetta da loro, sentirne il profumo del mondo che ho attorno, del male e del bene, del buio e della luce, quale proiezione di ciò che vive con me e non mi abbandona. Mi piace sentirli tra le mani, sfuggenti, caparbi e morbidi, una cascata d’oro e di grano, che ha rubato al sole l’essenza d’esistere.

dvakw
Così è il mio sorriso in questa notte da sogno dove nessuno pare abbia respiro, in questo tumulto di vita, quando la gonna leggera continua a danzare con loro, mentre la pelle sa raccontarmi di me.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 19:11 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 25 dicembre 2006

asfalto1Il grigio specchio dell’asfalto, l’odore acre dello smog bagnato e stagnante, e l’anima impregnata di questo odore persistente.
Nemmeno l’acqua, né il sapone servono a cancellare il sapore sgradevole della sconfitta, dell’inutilità di respirare ancora.
Esco dalla doccia guardando la mia pelle che ha lo stesso colore di questo asfalto, per niente desiderosa di sfiorare e di farsi sfiorare, sola con se stessa e la sua impotenza: una donna in accappatoio pesante ed umido come i pensieri, coi capelli corti a spazzola privati del potere di volare per non soffrire.

23423Grigi pure loro, e che sanno di smog bagnato, come il pelo d’un randagio in una grande metropoli, pieno di pulci fastidiose e malsane, unici esseri viventi capaci di convivere con lui. Fumo una sigaretta nel buio del soggiorno mentre il freddo comincia a penetrarmi le ossa. Nemmeno intravedo le volute di fumo, troppo buio dentro, troppo silenzio per qualsiasi scena possibile, troppo vuoto in questa paralisi. Una mano cade su una coscia scoperta e percepisce il freddo della pietra erosa dal vento invernale, violentata e ferita, racchiusa in un silenzio mortale come fosse una lapide dimenticata da Dio.

fkaNessuna storia, nessuna scritta, nessuna memoria. Il futuro non è contemplato. La sigaretta finisce, sono gelata, i piedi cominciano a farmi male tanto sono freddi e l’odore che emana l’accappatoio mi disgusta perché non mi appartiene: non ho nulla a che vedere col giglio bianco.
Un dolore preciso come un bisturi comincia ad affettarmi la nuca ma non ho voglia di fare un passo e mi accendo un’altra sigaretta, chissà, forse spazzerà il residuo di questo anomalo profumo. Ho bisogno di sentirmi male fuori almeno quanto sento male dentro. Ho bisogno di farmi ribrezzo per poter vomitare questa pece che imprigiona ogni mia goccia di sangue. Scorre ancora? Un tremore forte mi scuote quasi a distogliermi da questo torpore, dalla testa ai piedi la mia pelle sembra un cactus nelle ore gelate di un deserto qualsiasi. Non so nemmeno dove ho dimora, ora, ridotta così.

fjkefj
Se mi avessero spiccato la testa, se un lampo mi avesse fulminato, se avessi avuto il coraggio di andare oltre quel vuoto, se fossi stata capace d’ingoiare tante lame da placare questo dolore ora non avrei così pena per me, per la mia coscia fredda come il granito e per la mia pelle a cactus. Non mi sentirei così inutile e vile e così spregevolmente oscena nell’incapacità di guadagnarmi la mia vita.
Vedo mulinare parole vuote, emergere a casaccio da ogni oggetto della mia casa quasi si vogliano divertire a prendermi in giro o a provocarmi o a farmi impazzire. Le stesse parole che ho ripetuto con gioia a chi amavo, quando il dolore e la paura non mi appartenevano e solo ora mi rendo conto di quanto fossero offensive e impudiche nella loro pochezza, quanto fossero violente e prive di qualsiasi significato.
Erano palloncini senza meta trafitti ora dalle spine del cactus, parole, che sento non potrò più pronunciare senza provare tanto freddo.

dkoaufLibero la testa dolente da un asciugamano troppo pesante per poterlo sopportare ancora. Mi passo una mano sulla testa. Mi pare così piccola ed indifesa così circoscritta per contenere tanta sopraffazione.
Piccole lamelle sfilano via con la stessa velocità con cui cerco di rincorrerle. Mi fermo e mi prendo la testa tra le mani e cerco di vedermi come un cieco tocca la vita che lo circonda, ma non vedo nulla, non ho ricordo di me.
Non ho ricordo di me.


Silenzio.


Piove.


Mi sdraio lentamente sperando che mi abbandoni per sempre questa pelle di cactus ghiacciato, e non ho voglia di coprirmi e non ci sarebbe qualcuno che lo farebbe per me. Mi massacro le unghie, con la tenacia sufficiente a strappare una vita dalla tempesta, una ad una malgrado siano spesse e forti, fino a sanguinare. Vuol dire che sono ancora viva. E mentre cerco di ricordarmi l’odore del mare, spero che il divano ponga fine a questo inutile scempio inghiottendomi per sempre, come il destino che mi ha detto di no.

CATVS4JZ

postato da: sgnapisvirgola alle ore 18:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:cosedicasa
venerdì, 22 dicembre 2006

kkofDedico questo pezzo spassoso di un anonimo che lo postò molti anni fa e che forse molti di voi conoscono, a tutti gli uomini che hanno condiviso nel bene e nel male le nostre mutande di latta come noi abbiamo condiviso la loro voglia di capire e la loro difficoltà nel riuscirci.

 

Il pannolino

1. Il pannolino può essere cambiato per tre ragioni:
a) perchè lo dice la mamma;
b) perchè lo dice la suocera;
c) perchè il bimbo ha cagato.
Naturalmente il gesto perde, nei primi due casi, gran parte
della sua drammaticità.
Il vero, autentico, cambio di pannolino prevede la presenza
della merda.
Di solito accade cosi. La mamma prende in braccio il
bambino, lo annusa un po' e dice, con voce gaia e piuttosto cretina: Bambino_small
'E qui cosa abbiamo fatto, eh? Sento un certo odorino? cosa
ha fatto l'angioletto?'.
Poi la mamma va di la e vomita. A questo punto si riconosce
il padre di destra e il padre di sinistra.
Il padre di destra dice: 'Che schifo!' e chiama la tata.
Il padre di sinistra prende il bambino e lo va a cambiare.



2. Il pannolino si cambia, rigorosamente, sul fasciatoio. Il
fasciatoio e un mobile che quando lo vedi a casa tua, capisci che un sacco
di cose sono finite per sempre, tra le quali la giovinezza.
Comunque e studiato bene: ha dei cassettini vari e un piano
su cui appoggiare il bambino.
Far star fermo il bambino su quel piano e come far stare una
trota in bilico sul bordo del lavandino. E' fondamentale non distrarsi mai.
Il neonato medio non e in grado quasi di girarsi sul fianco,
ma e perfettamente in grado, appena ti volti, di buttarsi giu dal
fasciatoio facendoti il gesto dell'ombrello: pare che si allenino nella
placenta, in quei nove mesi che passano sott'acqua. Dunque:
tenere ben ferma la trota e sperare in bene.

hdhd
3. Una volta spogliato il bambino, appare il pannolino
contenente quello che Gadda chiamava "l'estruso". E' il momento della verita.
Si staccano due pezzi di scotch ai lati e il pannolino si
apre.
La zaffata è impressionante. E' singolare cosa riesca a
produrre un intestino tutto sommato vergine: cose del genere te le
aspetteresti dall'intestino di Bukowski, non di tuo figlio. Ma tant'e:
non c'e niente da fare.
O meglio: si inventano tecniche di sopravvivenza. Io, ad
esempio, mi son convinto che tutto sommato la merda dei bambini profuma di
yogurt.
Fateci caso: se non guardate potrebbe anche sembrare che
vostro figlio si sia seduto su una confezione famiglia di Yomo doppia panna.
Se guardate e piu difficile. Ma senza guardare? Io con
questo sistema sono riuscito ad ottenere ottimi risultati: adesso quando apro
uno yogurt sento odor di merda.


4. Impugnare con la mano sinistra le caviglie del bambino e
tirarlo su come una gallina. Con la destra aprire la confezione di
salviettine profumate e prenderne una. Neanche il mago Silvan ci riuscirebbe:
le salviettine vengono via solo a gruppi di ottanta.
Scuotete allora il blocchetto fino a rimanere con tra le dita un numero
inferiore a cinque salviette. A quel punto, di solito, la gallina-trota, stufa
si stare appesa come un idiota, da uno strattone: se non vi cade, riuscira pollo1
comunque a spargere un po' di cacca in giro.
Tamponate ovunque con le salviettine profumate. Ritirate su
il pollo e con gesto rapinoso pulite il sedere del bambino. Posate le
salviettine usate nel pannolino e richiudetelo. A quel punto la vostra situazione
é: nella mano sinistra un pollo-trota coi lineamenti di vostro figlio.
Nella mano destra , una bomba chimica.



5. NON andate a buttare la bomba chimica: la trota
scivolerebbe per terra.
Quindi, posatela nei paraggi (la bomba, non la trota)
registrando il curioso profumo di yogurt che si spande per l'aria.
Senza mollare la presa con la mano sinistra, usate la destra
per detergere a fondo e poi passate all'olio. Ve ne versate alcune gocce
sulla mano.
Esse scivoleranno immediatamente giu verso il polso,
valicheranno il confine dei polsini, e da li spariranno nell'underground dei vostri
vestiti.
La sera ne troverete traccia nei calzini. Completamente
lubrificati, passate alla Pasta di Fissan, un singolare prodotto nato da un
amplesso tra la maionese Calvè e del gesso liquido, ne riempite il sedere
del pollo e naturalmente ve ne distribuite variamente in giro per
giacche, pantaloni, ecc. A quel punto avete praticamente finito.
A quel punto il bambino fa pipì.


6. Il bambino non fa pipì a caso. La fa sul vostro maglione.
Voi fate un istintivo salto indietro. Errore. La trota, finalmente
libera, si butta giu dal fasciatoio. Ritirate su la trota e non raccontate mai
alla mamma l'accaduto.

jdqkdo
7. Prendere il pannolino nuovo. Capire qual'è il lato
davanti (di solito c'e una greca colorata che aiuta, facendovi sentire imbecilli).
Inserire il pannolino tra le gambe del bambino e chiudere.
Il sistema e stato studiato bene: due specie di pezzi di scotch e il
pannolino si chiude.
Si, ma quanto si chiude? Cosi e troppo stretto, cosi è
troppo largo, cosi è troppo stretto, così e troppo largo. Si puo arrivare anche
ad una ventina di tentativi.
E' in quel momento che il bambino comincia ad intuire di
avere un padre scemo: giustamente manifesta una certa delusione, cioè
inizia a gridare come un martire.
Da qui in poi si fa tutto in apnea e in un bagno di sudore.


8. Nonostante i decibel espressi dal bambino, mantenere la
calma e provare a rivestire il bambino. E' questo il momento dei poussoir.
Quando Dio cacciò gli uomini dal paradiso terrestre disse:
partorirete con dolore e dovrete chiudere le tutine dei vostri figli con i
poussoir.
Per chiudere un poussoir bisogna avere: grandissimo sangue
freddo, mira eccezionale, culo della madonna. Il numero di poussoir
presente in una tutina e sorprendente e, perfidamente, dispari.

 

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9. Se nonostante tutto riuscite a rivestire il bambino,
avete praticamente
finito. Vi ricordate che avete dimenticato il borotalco: il
culetto si arrossirà. Pensate ai bambini in Africa e concludete: si
arrossirà, e che sara mai.
Quindi prendete il bambino e lo riconsegnate alla mamma. Lei
chiederà: L'hai messo il borotalco?'. Voi direte: 'Si'.
Con convinzione.


10. Ripercussioni fisiche e psichiche. Fisicamente, cambiare
un pannolino, brucia le stesse calorie di una partita di tennis.
Psichicamente il padre post-pannolino tende a sentirsi
spaventosamente buono e in pace con se stesso.
Per almeno tre ore e convinto di
avere la nobiltà d'animo di Madre Teresa di Calcutta.
Quando l'effetto svanisce, subentra un irresistibile
desiderio di essere single, giovane, cretino e un po' di destra. Alcuni si
spingono fino a consultare il settore 'Decappottabili' su Gente & Motori.
Altri telefonano ad una ex-fidanzata e quando lei risponde
mettono giù.
Pochi dicono che devono andare a comprare le sigarette,
escono e poi, tragicamente, ritornano.
In casa li avvolge la sicurezza del focolare, il tepore dei
sentimenti sicuri, e un singolare, acutissimo profumo di yogurt.

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giovedì, 21 dicembre 2006

nonne olgaSi parlava tra amiche l’altra sera, come al solito della vita, delle nostalgie, dei progetti.
Di come a vent’anni non sai cosa significhi la prima parola e di come rappresenti un pericolo una volta doppiata l’età.
La seconda è sempre un lusso a qualsiasi età.
Coi vessilli e slogans ripiegati per bene come calzini nei cassetti della memoria, ripenso oggi a come si era, quando piene di mimose e di rabbia inconsapevole si seguiva un collettivo dimenticando purtroppo di ascoltare noi stesse.
In quante ci siamo perse come perle di una collana a cui si è rotto il filo, tra lenzuola e dolori dell’essere in ogni cosa ad ogni costo, infilate in mutande di latta ideologiche troppo rigide per andar bene a tutte.

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Allora bisognava gridare, sempre, rivendicare ciò che non era riconosciuto, cacciare ogni riferimento alla nostra debolezza, alla nostra intimità virginale anche troppo mercificata e svilita.
Dovevamo gridare la nostra forza, sempre, perché venisse riconosciuta almeno un pochino.
I maschi, termine spregiativo, non erano uomini erano l’altra parte del cielo sempre oscuro, ma un cielo di cui non potevi fare a meno e di cui t’innamoravi malgrado tutto.

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Cominciavano così i conflitti di potere, attraverso il bisogno di autoaffermazione sperando continuamente nel riconoscimento altrui. A quel punto era una lotta solitaria, nella ricerca confusa di combinare le nostre mutande di cotone a fiori con la giarrettiera che non avremmo mai indossata.
Così rischiavano di finire amori, relazioni, matrimoni.
Si vestiva non seguendo le mode, ma di abiti mentali, bandite le frivolezze, incompatibile ogni orpello dal richiamo specificatamente sessuale, col risultato che si poteva sembrare tanti alberi di Natale, deliziosi, gioiosi, ma da chiudere dentro una cartolina d'auguri.

Le donne erano un’altra cosa, erano anche molte altre cose, che a noi, il collettivo e le nostri madri non ci hanno insegnato, le donne eravamo anche noi, le donne erano anche loro, tutte diverse, davvero un peccato cercare di 65omologarle anche se pareva inevitabile.

Peccato.

La divisa di donna casaechiesa e la controdivisa da femminista ci hanno mutilato due volte.
La prima richiedeva una femminilità repressa, la seconda una femminilità negata malgrado si rivendicasse una sessualità libera e consapevole.
Il risultato ottenuto è stato di ripiegamento come scoperta dell'io e un machismo da carriera forzata: lucidare i fornelli pregando la Madonna o la presa scart infilata nel collant mentre il cervello conta in MB e parla sei idiomi.

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Eppure si era carine vestite di rosa e di giallo, coi nastri e i fiori e gli zoccoli per calciare più forte.
Carine in corteo ad urlare con tutto il fiato che eravamo solo nostre, affermando già la prima contraddizione, eravamo dolci e incazzate e avevamo ragione. Quasi su tutto.

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Poi ripenso a quanto questo girotondo mani nelle mani fatto di sorrisi, mi abbia accompagnato per tutta la vita, come soffro nel sentire notizie così tragiche di stupri e violenze in tutti i luoghi del pianeta, sentire ancora come la donna è trattata da oggetto molto peggio di un albero di Natale.

Eppure gridare è servito e tanto.

images44Ora uso anche le giarrettiere e mi diverto, non ho paura di sembrare ciò che non sono, perché io sono anche con le autoreggenti e le etichette non mi fanno più paura. Ma è stata la vita che ha portato questo difficile equilibrio, gli abbandoni, le rinunce e le incertezze ma soprattutto capire l'errore di non saper guardare me oltre la divisa che avevo deciso d'indossare.

E le amiche, tutte, perchè tutte in fondo in fondo hanno portato o portano ancora mutande di latta.
E sono scomode.





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martedì, 19 dicembre 2006

botero56

Il Nonno Alfio è il maschio con cui si accoppia più volentieri Nonna Olga perchè entrambi hanno il fuoco ai piedi, soprattutto se parte una polka.

Nonno Alfio è mattiniero, di solito usa la bici o si fa un paio di chilometri tutte le mattine di tutte le stagioni per andarsi a prendere il giornale preferito, per cui ha di norma un fisico scattante ed è molto informato sugli avvenimenti del mondo.

Il luogo preferito per la lettura del giornale è il circolo ricreativo dove con altri Nonno Alfio s’intrattiene a fare una partitina a tressette o a bocce mentre commentano i fatti locali.A volte si perdono in discussioni sui grandi temi dell'universo e allora arrivano a casa tardi per la cena.

nonno-e-nipote

Veste sportivo Nonno Alfio, col suo fisico asciutto, anche se ha la pancetta, perché lui è sportivo nel cuore, una squadra di qualcosa la tiene sempre, soprattutto se gioca il nipotino che accompagna spesso e volentieri agli allenamenti.

E’ un tipo socievole, sia quando passeggia nel parco, sia quando va a prendere il pane che L’Olga gli ha commissionato. Allora la battuta o la barzelletta con altri coetanei è quasi un obbligo.

Travolta%20danceSempre galante e parrebbe di modesto profilo, quando arriva il Sabato pomeriggio si trasforma in Mr. Travoltyde. Intanto dopo aver costretto la Olga a pranzare all’orario in cui vanno a letto le galline, comincia ad incitarla a prepararsi per non arrivare troppo tardi, che come sappiamo lei si deve abbigliare un po’ e deve smontare l’impalcatura di bigodini o farsi la piastra che le ci vuole un mese. Per cui al calar del sole il nostro Alfio intanto comincia a scendere per controllare se il cocchio è in ordine che ci deve salire pure un’altra coppia di Alfio-Olga con strass annessi.

Quando l’Olga è all’ultimo bigodino o strinata di ciocca, allora comincia la sua vestizione: calzino bianco o nero, non importa tanto arriva sempre alla caviglia, scarpa classica scura, pantaloni con riga maniacale che non la tiri via manco con l’atomica, (se ne sono avvistati esemplari che la usavano da stampella) a volte anche marroni ma solo nel periodo estivo, di solito sono neri o blu scuro, camicia azzurra e/o bianca tinta unita o a righine fini, con collo a pistagne fino a metà petto, canottiera della salute che atletico per atletico non si ha più vent’anni e si suda assai, orologio da sera, anello d’oro con pietra quadrata, capello o senza capello, gel e profumo a prescindere.

Profumo in quantità industriali.Senza nome1

I più coraggiosi tolgono la canottiera ed indossano slip aderenti elasticizzati. Tanto li vede solo la Olga o così si dice. E profumo. In estate ovviamente sempre coi calzoni con la riga, indossano camicie variopinte a fantasie luminescenti che se spengono le luci loro li si vede vorticare come lucciole impazzite, ma tanto li si troverebbe anche con l'olfatto massacrato dal raffreddore.

vale05aE quando salgono in pista con la Olga che sembra un albero di Natale nell’occhio dei due si accende il libidus-vorticosis ormone studiato di recente che pare, se stimolato, mantenga giovani più a lungo e non renda necessario l’utilizzo del viagra. E questo Nonno Alfio lo sa benissimo per questo si spruzza il profumo anche sugli slip.

 

 

P.s.: Sono stati avvistati numerosi esemplari che in estate, in coppia, sulla riviera Romagnola, vanno a massacrare il bagnino del bagno preferito alle 5 di mattina perchè metta su un valzer.Normalmente ottengono ciò che vogliono, anzi ballano fino all'arrivo dei primi bagnanti antelucani.

Definito dall'I.S.A.R (Istituto Scientifico-antropologico Ravennate) Anti-dancing-jumping il primo caso di bagnino che si voleva suicidare al suono della mazurka buttandosi a testa in giù dall'ombrellone più alto. Putroppo ne sono stati registrati altri casi nel corso dell'ultima estate.

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categoria:cosefuoricasa
martedì, 19 dicembre 2006

botero56La Nonna Olga si colloca in una fascia d’età che va dai 60/65 anni agli over 80, reumatismi permettendo. Ne sono stati avvistati numerosi esemplari nella regione emiliano-romagnola, con punte di notevole intensità lungo tutto il corso del Po. Al Sud e nel resto d'Italia, ove vivono altri tipi di nonne, se ne possono avvistare alcuni esemplari durante il periodo estivo, o le festività, se devono andare a trovare parenti.
Di solito è accoppiata con un maschio che ha le stesse caratteristiche di mobilità articolare e ama vivere in tribù soprattutto nelle gite organizzate: 15 euri d’iscrizione 2 gg. vitto e alloggio compresi, prenotati coi punti coop. Fisicamente molto resistente e di norma iper-attiva, non manca di farsi un giro alle terme ogni anno e magari un giovedì sera in palestra; il venerdì pomeriggio è dedicato alla sistemazione della capigliatura che per Olga è tassativo sia sempre in ordine.
Perché la peculiarità delle Nonne Olga è la danza che puo’ esprimersi il sabato sera nella balera preferita, nelle sagre paesane, nelle feste di partito. E non perdono mai occasione. La danza non può mai mancare nella vita della Nonna Olga, tant’è vero che, se il maschio con cui si è accoppiata non dovesse soddisfarla in tal senso, è costretto ad accompagnarla alle danze e osservare lei che vortica con altro esemplare. Si sono studiati molti casi in cui il compagno, desistendo da tale compito, è stato temporaneamente sostituito magari nel periodo delle terme, per poi essere ripreso finita la foga danzerina.

dhdhaLa Nonna Olga, che ha nell’intimo una buona dose narcisista, si abbiglia con molta cura prima di affrontare le serate danzanti, con indumenti di solito molto colorati e luminescenti proprio per attirare il maschio danzatore. Anche se il ballerino se lo porta da casa, l’abbigliamento di Olga rimane da richiamo, nell'eventualità che lui si sloghi una caviglia. La chioma solitamente è colorata biondo platino o nero pece perchè non ha meze misure e gonfia con la variante di boccoli raccolti o sciolti, unghia lunga color rosso fuoco pendant col rossetto, maglia leopardata a seconda della stagione più o meno scollata, gonna a godè nera lunga fino alla caviglia ma con spacco deciso sul fianco. Tacchi spillati in simil oro. Le varianti sono relative ai colori e al luccichio dei numerosi accessori, e capi così imbottiti di strass che occorre portare gli occhiali scuri pena la cecità.

CAY36V6LInsomma sono drag-queens ante litteram, una combinata micidiale tra Moira Orfei e Wanna Marchi con la differenza che della prima non hanno la legnosità e della seconda la disonestà.
Perché la Nonna Olga è una magnifica donna di casa, moglie e madre dolcissima, amorevole coi nipotini ma fino a Sabato pomeriggio: perché poi non ce n’è più per nessuno.

Nonna23

postato da: sgnapisvirgola alle ore 20:35 | Permalink | commenti (11)
categoria:cosefuoricasa