martedì, 30 gennaio 2007

img160/1077/gru1hk2.jpg

(sgnapisgru)

E' bello a volte sentirsi animali e concedersi con la stessa grazia e la stessa attesa. O urgenza.

Come le gru, così eleganti nel loro volteggiare ma tanto potenti con le loro decise e maestose movenze.

Così vorrei il mio amante, leggero ed elegante al contempo  tenace e fantasioso nel vorticare di pensiero e azione. Mi piacerebbe far finta di non vederlo, di richiamarlo piano  a leggera distanza, e rincorrerlo librandomi se facesse finta di volare via. Ma dovrebbe solo fare finta per poi puntare in picchiata dentro al cuore.

Vorrei che stridessimo i nostri nomi, tra le piume e la neve, per perderci nel silenzio, tanto l'alito rimarrebbe a testimone a scaldare le nostre mani intrecciate

in un rito.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 23:18 | Permalink | commenti (29)
categoria:cosefuoricasa, cuoredipelo, mestieredivivere
domenica, 28 gennaio 2007

-Sgnapis?
-Sì
-Ciao son la Marisa
-Marisa… Ciao che bello,era tanto che non ci sentivamo.
Qual buon vento?
-Sto benone e tu stai bene?
-Insomma non c’è malaccio, grazie. Dimmi tutto.

……….

-Marisa? Pronto…Marisa
-Son qui
-Qualcosa non va?
-No….
-Marisa ti sento un po’ strana , anche la voce è diversa…
-Niente di particolare, ho solo fatto una dieta.
Mio marito sai che mi diceva sempre che ero troppo grassa…ho fatto la dieta.
-Sì ricordo bene, quindi?
-Quindi finalmente ho perso 30 chili.
- DAVVERO? TRENTA CHILI! Ma sei stata fenomenale!
-Sì, mio marito è molto contento, anche mia madre lo è. Ho comprato tutti i vestiti nuovi. Adesso mi vesto anche di giallo che porto la taglia 42. Franci mi chiama mammina.
-Roberto sarà al settimo cielo. 30 chili sono tantissimi, ti cambiano la vita, mammina…
-E’ vero adesso non m’addormento più ogni 5 minuti.
-Certo che ti sentirai meno stanca la sera, hai meno Marisa da portarti dietro…(rido sommessamente). Ma che notiziona. Possiamo festeggiare andando sabato a comprare un bel paio di scarpe nuove, magari che stiano bene coi tuoi vestiti gialli.
-Sì, ma di pomeriggio, perché la mattina devo fare i massaggi e ginnastica per mantenere la pelle elastica.
-Sei ancora a dieta no eh?
-No, no adesso faccio quella di mantenimento, molto meno rigida.
-Bene possiamo concederci una puntatina ghiotta in via Caggiati allora...
-Sì.
-Marisa?
-Sì...
-Non mi convinci, sento che qualcosa non va...
-In realtà ti volevo chiedere un favore, forse tu mi potrai aiutare.
-Certo, volentieri se posso…
-Non trovo più la felicità. Passeresti da me un minuto che proviamo a cercare per tutta la casa?

img407/1694/maria1im0.jpg

Marisa

(sgnapismarisa)

postato da: sgnapisvirgola alle ore 21:06 | Permalink | commenti (43)
categoria:cosefuoricasa, mutandedilatta, mestieredivivere
sabato, 27 gennaio 2007

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sí o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Primo Levi


postato da: sgnapisvirgola alle ore 13:45 | Permalink | commenti (15)
categoria:cosefuoricasa, cuoredipelo, mestieredivivere
mercoledì, 24 gennaio 2007

Ieri sera ho avuto il piacere di vedere uno spettacolo di danza

d'illusionismo

di magia

di poesia

Sun Flower Moon dei Momix

compagnia di danza acrobatica del coreografo di fama mondiale Moses Pendleton.

Meraviglioso.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:15 | Permalink | commenti (29)
categoria:cosefuoricasa
domenica, 21 gennaio 2007

img100/8536/casaroblog1um.jpg

E' assorto e silenzioso mio padre quando crea, con le mani nere  e piene di colla. Mi chiedo come riesca a fare queste cose così precise e minute con le dita grosse che si ritrova.

Non si riesce a rimanere indifferenti al suo mondo di fanciulleschi  ricordi, così poeticamente realistici anche per il movimento di ogni personaggio che con meccanismi di elastici e molle sapientemente intrecciati perpetua all'infinito l'antico mestiere che rappresenta. 

"Il mio libro meccanico" come lui lo definisce sorridendo, un libro un po' ingombrante considerato che sono dodici metri di ambientazioni, ma è un libro che si muove, che fa rumore, che fa odore. L'acqua scorre nel molino, il latte è nel paiolo e sotto c'è il fuoco, il fumo esce dal comignolo.

img100/8453/fabbroblog1ph.jpg

Batte il fabbro sopra l'incudine, come a scandire un tempo infinito...

img100/8229/molinoblog0yv.jpg

L'acqua scende dalla montagna e passa generosa dentro alla ruota del molino: il pane.

img100/3861/sartoblog4kb.jpg

Di abiti ce n'erano tre. Due da lavoro e uno per la festa. Le donne lavoravano a lume di candela e rammendavano e cucivano gli abiti per gli uomini che andavano nei campi.

img100/5058/filatriceblog3np.jpg

Ma prima imparavano  dalle nonne e dalle madri a filare.

img100/2131/molettablog0xt.jpg

Questo è il suo pezzo preferito. L'arrotino o detto al mòleta, perchè è il primo che ha fatto. Ogni tanto dalla strada sento un uomo che col megafono annuncia coltelli da lavoro, coltelli da cucina, forbici, donne affilo tutto e ritornano come nuovi... Pare che il tempo non sia passato.

img100/149/casaroblog17dm.jpg

Invece il casaro è il mio preferito, anche se  molti altri ne mancano all'appello, perchè mi ricordo quando non riusciva a trovare l'impasto giusto per i "coppi", le tegole,  1700 per la precisione, e la relativa cottura in forno. Ogni cosa che si vede è rigorosamente fatta a mano e con materiali di recupero. Ed è l'amore per la vita che trasmette anche in queste cose aggiunto ad una manualità straordinaria che  rendono mio padre una persona speciale. Sono orgogliosa di appartenere a questa terra.


.
[foto del calendario 2005 che riproducono le miniature meccaniche fatte da mio padre]

.


postato da: sgnapisvirgola alle ore 16:16 | Permalink | commenti (60)
categoria:cosedicasa
giovedì, 18 gennaio 2007

arcimboldoArtifactMa voi occhi di lince, avete idea di cosa significhi dipendere da un paio d’occhiali?
Indipendentemente dalla spesa che un povero cecato deve sobbarcarsi per essere all’onore del mondo, vivere avendo bisogno degli occhiali significa gioco forza morire senza.

Prima di tutto, è bene chiarire che di norma cammino come se niente fosse dandomi una parvenza di normalità, ma già a due metri di distanza il mondo per me, assume contorni fantasiosi. Molto fantasiosi.
Per cui tutti coloro che incrocio e che non osservo con molta attenzione, non li riconosco e passo oltre. Ad un successivo incontro, in cui di solito mi chiedono spesso un tantino risentiti, come mai non li ho salutati la volta precedente che quasi rischiavano di stamparsi contro un palo a forza di sbracciarsi, naturalmente abbozzo un timido sorriso e chiedo quando è successo tutto questo, assumendo persino un tono incredulo e dispiaciuto, ma se capitasse dopo un’ora il risultato non cambierebbe.
In alcuni casi, gradirei moltissimo scambiare due parole con una vecchia conoscenza che la vita ha condotto altrove. Nulla da fare. Questa forse come me non ci vede un tubo, e io ovviamente passo oltre per altri dieci anni buoni. 

Immagine5Inutile spiegare l’angoscia della mattina lavorativa, quando perennemente in ritardo m’accorgo al primo incrocio, cento metri, d’aver dimenticato gli occhiali e devo decidere velocemente se proseguire rischiando il ritiro della patente, oppure la vita in un’inversione ad U in pieno traffico. Di solito decido di rischiare la vita e torno a casa a prenderli.

Se li trovo.

Scampata all’inversione, salgo le scale a rotta di collo (termine più che mai appropriato), cerco le chiavi tra le tremila che vagano in borsa, apro la porta in sbando e parto alla loro ricerca. Ripercorro mentalmente cosa ho fatto la sera prima di coricarmi e mi precipito in camera da letto. Non ci sono. Allora in bagno: lavatrice no, consolle no, cestino dei rifiuti no, cassetto dei trucchi no. Cucina? Impossibile. (bastardi i luoghi impossibili spesso sono proprio lì). Rimane il soggiorno. Scatta il soqquadro con 6 q. Il tempo passa velocemente. Niente da fare. Comincio ad imprecare ad alta voce e a cercare alla rinfusa, finché l’occhio, miope e disperato, cade involontariamente sul piano del cassettone in ingresso. Ci sono.

Va da sé che la volta successiva se la ricerca partirà dal cassettone li troverò poi sulla spalliera del divano tremendamente in bilico per altro. La cosa è stressante ma mai noiosa.

Arrivo al lavoro, li tolgo immediatamente perché alla scrivania non servono e per tutto il giorno non capisco se quelli che sono rivolti verso di me mi stanno parlando o si rivolgono al collega vicino. Per star sul sicuro, io rispondo sempre a meno che non chiedano cose del tipo:- allora com’è andata con la bionda dell’altro giorno?


Si sprecano i consigli degli amici, intimamente perfidi, nei loro dieci decimi. Tenere più paia d’occhiali, nel mio caso, serve a poco. Investo un patrimonio per poi dimenticarli ovunque. Per cui ho deciso di tenerne un paio a lenti chiare e uno a lenti scure per l'estate. Prendere o lasciare, vivere o morire. Se dovessi rompere uno dei due, posso sempre girare usando quello da sole in piena notte, facendo Ray Charles o girare con un sole accecante con quelli bianchi, facendo percorsi obbligati con sole alle spalle meglio ancora in retromarcia. Basta organizzarsi.
L’incubo poi si presenta ogni sera che mi sdraio sul divano e mi accingo a guardare la televisione.:- Amore hai visto i miei occhiali? No. Così ricomincia l’affannosa ricerca. Possono essere ovunque, anche diligentemente riposti nella loro custodia in borsetta, appesi al collo con la cordina o addirittura in testa a guisa di cerchietto. A volte so essere ordinata, ma mai distratta.

CA4T1UZQ

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:18 | Permalink | commenti (50)
categoria:cosedicasa
lunedì, 15 gennaio 2007

DallEppure l'altro giorno in colonna ad uno degli ultimi semafori rimasti,
pensavo ad una bimba davanti all'entrata dell'asilo il giorno di carnevale di moltissimi anni fa.

Pensavo al sorriso tirato di un padre, che non poteva permettersi di comprarle un abito per la festa.
Pensavo ai loro sguardi, così presumibilmente lontani, invece così intimamente complici fatti di comprensione
e di inadeguatezza.
Pensavo a questa bambina, affiancata alla Dama Pompadour, a Zorro, a Toro Seduto, alla Fatina di Pinocchio, salire le scale con la sua mascherina e la trombetta, che sperava che quel giorno finisse il più presto possibile.
Pensavo alla gioia estrema, di quando un'ora dopo, in aula, rientrava questo padre con una grande scatola bianca, con dentro il più bel vestito da fata cucito nella storia: azzurro pieno di stelle, con un cappello meraviglioso,con la bacchetta magica che racchiudeva tutti i sogni.

 


Questo padre era il mio.

Questo ricordo ora.

 

SenzaNon ricordo quando ha fatto le valigie ed è uscito dalla nostra vita, lasciandomi con mia madre a crescere e a scannarci in conflitti bastardi.
Non ricordo le lunghe attese e la speranza di sentirlo anche solo per telefono il giorno
del mio compleanno o a Natale. Non provo rancore nei suoi confronti, se mi sono resa conto negli anni, di averlo sempre cercato negli uomini che ho avuto, ritrovandomi ovviamente sola.
Ricordo un vestitino da fata pieno di stelle, con la bacchetta magica, e la voglia di ricominciare. La voglia di stringersi senza avere paura che possa fare troppo male, senza cercare di capire cose che ormai non servono più.

Ha bisogno di me, ed io d'azzurro vestita gli starò vicino come è giusto che sia.
 

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:30 | Permalink | commenti (32)
categoria:cuoredipelo
venerdì, 12 gennaio 2007


idafrida

Se dai nomi possiamo arrivare a significati particolari e specifici forse non è un caso che i loro si assomiglino. Almeno per me.

E non importano il luogo e la data di nascita, non importano le ere diverse in cui vivono o sono vissute. Non importano stili, strumenti e tecniche diverse. Non importa sapere quali venti hanno mosso le loro vesti e guidato il loro agire.

Da qualche parte queste due donne si sono incontrate almeno nel cuore. Da qualche parte hanno guardato dentro ai loro abiti e non hanno avuto paura di mostrare ciò che hanno visto.

Di loro mi piacciono la forza e la sincerità.

frida008Di Frida si sa molto, e molto si è pubblicato.

Picasso in una lettera al marito Rivera scrisse: Né Derain né tu, né io siamo capaci di dipingere una testa come quelle di Frida Kahlo.


picasso5
Ovvio, loro erano uomini
.



 

Dei Collage di Ida vi linko la galleria QUIAltra parte di me” perché mi piacciono le donne che sanno raccontare e raccontarsi, con verità e pudore,  anche temendo l'inferno  e rischiando di cadervi pur di seguire il loro sentire.


Alle donne il dolore fa paura ma non se ne vergognano.

Idamio

Questo e quello in testa sono due collage che Ida mi ha gentilmente dedicato

e l'ultimo di questa sera: Concerto d'onde

concerto_di_onde

Un_grazie_a_tutte

e questo è il ringraziamento di Ida a noi.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 21:53 | Permalink | commenti (39)
categoria:mestieredivivere
lunedì, 08 gennaio 2007


img176/7941/mapplethropebydemonyec8.jpg

Sull'intonaco delle mura dei miei ricordi,
riesco a leggermi come un libro amico. 

Dolce e silenzioso come l’ansa
di un fiume in quiete,
il riemergere dei passati volti
mi conferma che ho vissuto.

Nulla vale il raccontare se stessi,
solo le azioni compiute rimangono a mastro.
postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:36 | Permalink | commenti (57)
categoria:pensierini della sera
sabato, 06 gennaio 2007

monet4Quante volte ci si sbaglia nel giudicare senza conoscere o semplicemente perché non si capisce una cosa, una persona.
Quante volte si ha paura di pensare con la propria testa per paura di essere esclusi dalla maggioranza. Quante volte, per necessità non si dice ciò che si pensa.
Gli artisti hanno spesso l’ingrato compito di sfondare portoni serrati, di fare da battistrada.
Così reietti in vita, spesso, hanno glorie solo postume.
Ma sono eroi, pacifici, sconquassatori a volte, più di un bellicoso statista.
Perché producono idee. Scomode.

Così, derisi da una cricca intellettuale un tantino ottusa, cacciati dalla giuria del Salon nel 1863 estri come Renoir, Monet, Degas, Pisarro, Sisley, Morisot e Cézanne vennero relegati al Palais d’Industrie battezzato Salon des refusès. (Salone dei rifiutati).  Fu un disastro: stigmatizzato sin dall’inizio, divenne solo oggetto di scherno da parte del pubblico e la giuria lo classificò “contrario alla dignità dell’arte” e da non replicarsi. Tuttavia la forza di un pensiero comune ed innovativa e l’idea di esserci anche “al contrario” fece sì che questi artisti si ripresentarono nel 1873 per la seconda volta. Malgrado anche questo tentativo che risultò pessimo, nel 1874 gli stessi maestri decisero di tenere una loro mostra.
Manet il più conservatore, colui che per via di un anziano critico del Salon suo sostenitore, un certo Delacroix, riuscì ad inserirsi nel giro ufficiale del mercato, si astenne da questa iniziativa, convinto che il vero riconoscimento potesse esserci solo tramite il Salon.

ninfeeMonet che non dava peso al titolo delle sue opere, quando gli chiesero il titolo delle stesse, disse di farle precedere dalla parola impression. Un critico sarcastico così definì tutti gli artisti esposti “gli impressionisti”.
Anche questa mostra fu  un disastro, come la successiva del 1876, dove Pisarro continuava a dipingere alberi violetti che risultavano molto indigesti ai critici francesi, quanto le macchie verde-viola di Renoir sull’incarnato che vennero considerate macchie di carne in putrefazione.

wewdTranne Manet, tutti fecero vita grama, in particolare Monet, che doveva implorare crediti a benefattori per non morire di fame. Consiglio la visita della Sala ovale a Parigi, ovvero quella delle ninfee, per essere grati a quei benefattori che hanno permesso la vita ad un genio del colore.

Col tempo pian piano, le cose cambiarono e passando dall’ostilità all’indifferenza, e soprattutto grazie ad una critica riconoscente, non certo parigina, i nostri cominciarono a riscuotere consensi.  Siamo negli anni 1880-1890.  Praticamente un paio di giorni fa.

Onore a chi ha il coraggio di cambiare idea, se necessario, ma ancor più onore a chi si batte pacificamente e strenuamente per le proprie convinzioni.

La loro passione e la loro tenacia è ovvio che le ritroviamo ora, tra una pennellata di blu cobalto e una giallo cadmio, nella bellezza e nella forza concettuale e visiva  delle impressioni che ci hanno lasciato fortunatamente, in eredità.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 01:29 | Permalink | commenti (49)
categoria:mestieredivivere