Eccomi di nuovo.
Integra, malgrado il dolore alla cervicale, i panni stesi ad asciugare, Veltroni, la polenta, il tormento di Garlasco, gli affetti, il ritorno di Cogne, le mie scuole basse, l’asbesto delle torri, l’Afghanistan e l’epicondilite.
La Sgnapis transita nel suo geriatrico tormento quotidiano ma voglio credere che sia serena. Lo è, accenna sempre una corsa ogni volta che la porto in cortile oppure è demenza senile? Avrebbe 119 anni se fosse umana. Un gran bell’andare dico io.
Avevano promesso pioggia e neve per questo week end, sono ancora qui che aspetto, visto che siamo a metà ottobre e non sarebbe così strano un po’ di neve e un po’ di freddo.
Temo che dovrò attendere ancora molto tempo mi sa, purtroppo.
Adoro la neve, il naso ibernato, il sole gelido, il fiato palesato.
Adoro scoprire di sopravvivere alle avversità anche se solo del clima. Mi piace godere dei panni caldi e del camino acceso, mi piace credere che c’è sempre un rimedio, ammesso che ci sia, anche se io non so cosa significhi vivere in un clima siberiano, ma so cosa significa vivere l’assenza e posso affermare che l’uomo si abitua a tutto, ma proprio a tutto, per cui alla fin fine ritengo che potrei vivere anche in Siberia.
Si gelerebbe anche il dolore della mia cervicale.
Una vera fortuna.
Ci sono giornate sospese, dove non si attende nulla, ma si è pronti a tutto, silenziosi con una bomba in tasca al posto delle gomme da masticare e nell’altra tasca un mazzo di carte per una partitina. A me piace giocare a carte.
Quelle giornate in cui immobili, si sta e basta e tutto rimane immobile.
Forse è meglio così.
“Il naturalismo è lontano dalla natura. Più naturalistico è un dipinto tanto più diventa una salma di cera.
Disprezza il tempo.”
Sono d’accordo con Willi Baumeister

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