
Sarà che con l'acqua sono sempre stata in sintonia, sarà che il mare mi piace impetuoso e calmo o buio e lucente e lo scorrere del tempo lo comprendo da un fiume piuttosto che da una pendola, e il bisogno di libertà da un lago anzichè una piazza gremita, ogni volta che attraverso un ponte, anche brutto, che congiunge le rive anche di un fiumicciattolo sporco, ho sempre l'impressione di osare qualcosa di grande. In ogni opera in cui l'uomo ha tentato di convivere in sintonia e intelligenza con la natura ha tentato qualcosa di grande e i ponti per me sono piccoli esempi di felice riuscita.

Per questo a Comacchio mi sono sentita subito a mio agio. Qui si percepisce subito quanto le genti hanno dovuto combattere con elementi così potenti quali il mare, il grande fiume, i venti le intemperie ed imparare nei secoli a conviverci a costo di sacrifici immani, di miseria e di morte.

il grande fiume che sfocia nel mare

Il mare a volte impietoso

Di altre acque e di altri ponti…
Dopo il passaggio
Sul fiume i ponti della notte
sono sulla pelle le dita arcuate della tua mano
-ed echeggiano sordi ai piedi cadenzati,
ai piedi di ferro dei lanzi, carri,
avanzi di sonno e sorrisi sui visi
devastatati delle puttane.
Dopo le prime luci nel morso del freddo
rimane un solco di passaggio
il segno delle orme, l’assaggio
di un dolore che avanza – Già
i fuochi degli incendi là in avanti.
E sul fiume i ponti ghiacciati
sono le dita arcuate della tua mano
che stringono sponde di voci annegate,
dei nostri corpi stanchi e disamorati.
Alberto Prandi - Terrae incognitae - Book editore
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