domenica, 21 settembre 2008





IMG_0910                                                                            (Gerri1 e Gerri2)


1969 
Estate

Eravamo a Senorbì, minuscolo paesino della Trexenta, area preistorica-nuragica situata nella  parte settentrionale della provincia di Cagliari.

Il babbo, vigile del fuoco, si fece trasferire perché io potessi cambiare aria , fare del mare buono e potessi così migliorare il mio stato di salute poiché mi diagnosticarono  la psoriasi, una malattia della pelle definita incurabile, ma che col sole, dicevano, se ne sarebbe rallentato il decorso degenerativo.
Solo dopo molti anni e dopo molto cortisone, per fortuna, si scoprì che quella diagnosi era sbagliata. Merito di quel  travaglio però, io conobbi la Sardegna, che amai subito, incondizionatamente, come se vi fossi nata.

In paese alloggiavamo presso una signora, Assunta, che allora mi pareva molto anziana anche se aveva meno degli anni che io ho adesso.
Viveva in una casa modesta, pulitissima, piena di cesti di giungo intrecciato fatti da lei nel rispetto della tradizione tramandata di madre in figlia.
La pigione pagata dai miei  le serviva per arrotondare la misera pensione del marito pastore, deceduto poco tempo prima, ma nulla di lei e della sua vita, facevano pensare alla povertà o alla miseria, nemmeno la poca carta musica sulla tavola, ovvero il pane carasau, tenuta da offrire agli ospiti col pecorino fresco e le fave intinte nel sale e che  quindi non si poteva toccare. Tutto aveva una precisa misura per Assunta e il metro era la sua grande dignità. Non aveva figli.
Sempre vestita di nero e sempre con un leggero sorriso sulle labbra, pregava ogni giorno  in memoria del marito e dei suoi cari, estinti. La osservavo in silenzio nell’ombra della casa, nascosta dal battente della porta, quando, assorta, si accomodava il velo di pizzo bianco in testa e arrotolava il rosario tra le dita. Mi piaceva molto Assunta anche se la guardavo un po’ in distanza, era molto rigorosa e tanto buona.
E poi aveva un giardino pieno di limoni. Mi piaceva asciugarmi i lunghi capelli al sole, in mezzo a quei colori. Mi sembrava che  diventassero ancora più biondi  a respirare tanto profumo di limone. E lei ogni volta ne staccava uno e me lo passava e  ne prendeva un altro e lo addentava con forza. Rideva forte così, a bocca aperta e facevamo le facce perché erano molto bruschi e succosi.
Era più grande della mamma, ma non di tanto, ed andavano molto d’accordo. Allora non m’interessavano le loro confidenze, ma di certo avevano molte cose da scambiarsi tanto erano diverse. L’una, asciugata dal vento secco e  caldo, esile e pallida, perché le Signore non prendono il sole, mia madre, giunonica e morbida abituata alle nebbie padane ma con un incarnato da nordafricana. Era bello vederle insieme, che parlavano del loro corredo matrimoniale che entrambe avevano ricamato a mano pezzo per pezzo.

Un giorno  Assunta entrò in casa più allegra del solito, più ciarliera e sorridente. La mamma stava preparando il pranzo e io ero in giardino a giocare. Con l’entusiasmo di una bambina a cui avessero fatto un regalo ci annunciò la sagra di paese che sarebbe cominciata dopo pochi giorni e che ci sarebbe stato un gran daffare anche per noi.
Mi dilungherei troppo nel raccontare quanta operosità ci fu  in quella settimana, quanti preparativi febbrili e quanti uomini andavano su e giù per le strade a portare cose e a tirare cavi e luci. Le donne, abbandonati i lavori di cucito che facevano nelle ore pomeridiane, sedute sulla soglia di casa, preparavano pani di forme bellissime e ceste piene di dolci che avvolgevano in carte colorate. Anche Assunta aveva messo la tovaglia di pizzo sulla tavola del soggiorno e preparava dolci in grande quantità aiutata da mia madre che mi strillava in continuazione e mi picchiava sulle mani perché non li rubassi. Solo Assunta, col suo sguardo capace di dire tante cose, mi teneva buona, ma alla fine un paio riuscivo a rubarli ugualmente, o meglio, me lo lasciavano fare. Erano buonissimi.

Il babbo era spesso in servizio e stava in caserma anche una settimana di fila perché quello era il periodo dei grandi incendi e in quel territorio così impervio e selvaggio era molto faticoso spegnere i focolai seminati per i boschi. Tornava a casa per un paio di giorni e poi ripartiva per il distaccamento sito in montagna. Lo vedevo poco però  mi dava la sensazione di essere felice. Aveva trovato molti amici, tra i quali Zuddas, che gli faceva da guida e lo aiutava a tracciare i percorsi tra le montagne e raggiungere gli incendi. Il babbo con la sua squadra, spegneva il fuoco con le frasche, perché l’acqua per quanto ne abbondasse nel sottosuolo, non emergeva in nessun bacino da cui poter attingere. Ha passato momenti difficili e anche pericolosi, ma ancora oggi ricorda quel periodo come uno dei più belli della sua vita. E’ un popolo concreto quello  sardo, molto orgoglioso delle proprie origini con un forte legame per le tradizioni. Come mio padre.

Venne il giorno dell’apertura della sagra e il babbo che era a casa, per l'occasione, decise che saremmo andati tutti in piazza a festeggiare. Allora Assunta prese mia madre per un braccio e la trascinò in camera da letto che ne uscì poco dopo, vestita con l’abito tradizionale del paese.  Era così bella che non mi ricordo di averla vista così raggiante altre volte. Anche Assunta era  contenta, forse un po’ commossa. Probabile che quell’abito le ricordasse momenti belli della sua vita che non avrebbe più vissuto. Tratteneva l'emozione coprendosi la bocca con la mano in una forma di gioia pudica.
Uscimmo tutti e tre, la mamma era molto lusingata, io invidiosa, che avrei voluto anch’io un abito così. E a nulla valsero le insistenze anche di mio padre, di cui Assunta aveva un po’ soggezione, per portarla con noi. Lei era in lutto e non avrebbe potuto partecipare a feste per molti anni ancora. Ci salutò dalla finestra a piano terra, sorridente e  orgogliosa che qualcosa di lei  fosse con noi.

Mi auguro che stia bene Assunta, nel suo giardino di limoni, col suo sguardo mesto e il suo velo di pizzo bianco per il rosario. Penso ora, che fosse il velo da sposa.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:47 | Permalink | commenti (37)
categoria:cosedicasa
sabato, 13 settembre 2008

13686saudek

I papà sono molto presenti e molto rumorosi, più dei figli.

Sono convinti che agli astanti interessi sapere della loro squadra del cuore, delle prestazioni della loro auto, o dei nuovi programmi installati sul loro pc, tanto è il volume della loro voce. A volte se ne escono con delle affermazioni terribili, ma per fortuna evitano di parlare di politica, forse perché oggi come oggi lo si fa volentieri solo al bar.

I più reattivi imbastiscono coi figli e i vicini di ombrellone una partita a calcetto, palla a volo o basket dove immancabilmente qualcuno si fa male e di solito non sono i più piccoli. L’entusiasmo è contagioso e spesso si sentono urla da primati ma la pancetta e il ginocchio valgo anche loro gridano vendetta per cui spesso un papà è a bordo campo, piegato in due, che implora una proroga alla schiena prima che si spezzi definitivamente. Almeno la fine del primo tempo.

I nati pigri invece, dopo una capatina al chiosco per un caffè, una piccola immersione in vasca per dire alla sera Ho nuotato anch’io, una lettura rapida al quotidiano, dormono alla grossa sotto l’ombrellone. Il mondo attorno impazza ma a loro pare importare davvero poco o nulla. Si risvegliano dopo un paio d’ore, quando il sole implacabile li bacia in fronte, si guardano attorno straniti e si chiedono che fine hanno fatto moglie e figli, che non c’è più nessuno: solo abiti appesi che sembrano stracci.

Si ritrovano tutti in fila, all’uscita, quando l’altoparlante annuncia che mancano dieci minuti alla chiusura dell’impianto. Sono carichi come somari ma contenti di aver trascorso una giornata all’aria aperta.

I primi sono quasi tutti claudicanti ma di certo vincitori, che se non ci fosse stato il mal di schiena…, i secondi sembrano una cartina geografica, poiché né l’ombrellone, né il quotidiano caduto al primo scossone, li hanno protetti dalla furia  del sole. La crema protettiva è ovvio, si sono dimenticati di spalmarsela.

Per cui è tutto un chiedere sommesso alle mogli quali creme ci sono a casa per lenire le gioie di una giornata in piscina. Le mogli, quasi tutte, rispondono con estrema precisione, che si sa, loro sono previdenti.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 22:11 | Permalink | commenti (24)
categoria:cosefuoricasa
mercoledì, 10 settembre 2008

 

 

Anch'il mar par che sommerga

Vivaldi

Sono passati molti giorni, 92 per la precisione.

Sono passate molte parole, miliardi per la precisone.

L'eternità si riempirà di loro.

Solo il tuo silenzio resta.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 00:04 | Permalink | commenti (13)
categoria:carlo
sabato, 06 settembre 2008

 

Le-bagnanti-20x20 lisandro rota

Le Bagnanti

Lisandro Rota

 

Le mamme moderne allattano mentre scrivono essemmesse al cellulare e molte di loro fumano.  Di solito sedute sui lettini, o sotto la randa del sole,  parlano tra loro assumendo pose speculari con gambe semi incrociate, col braccio che usano a fumare teso, di norma appoggiato alla gamba piegata.

I capelli lunghi sono quasi sempre raccolti alla rinfusa con mollettoni di vario colore o fasce elastiche da pulizia del viso e i copricapo sono molto fantasiosi. Ne ho visto una che addirittura aveva in testa lo  slip da bagno del bambino.  Non sono curatissime le mamme in piscina, ma a loro sembra importare poco. I figli sono l’argomento principale delle loro conversazioni, segue il lavoro dentro e fuori casa, il marito  e le amiche comuni assenti, o la pizzeria dove andranno a mangiare la pizza tutti insieme la sera stessa.

Se un marito è ex, che potrebbe essere tale perchè uscito troppe volte con l'amica comune assente, a parlare di norma è sempre la stessa, le altre accennano qualche breve considerazione ma di solito anniscono con sguardo serio.

Quelle più bianchicce dopo un paio d’ore di sole sconsiderato cominciano ad avvitarsi dentro a teli da bagno, parei, abiti vari, ma quel po’ di pelle che si intravede è già di colore violaceo. Poi ci sono le nere, con le loro belle acconciature di treccine e la pelle color mogano da far invidia, che loro i parei li mettono per vezzo di solito di colori sgargianti anche se hanno bei sederi boteriani.

Le nere sono belle anche se sono grasse.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 19:27 | Permalink | commenti (19)
categoria:cosefuoricasa
mercoledì, 03 settembre 2008

                             

 Campanilismo

Segnalo con piacere questo luogo molto variegato in cui i   Signori Solimano e Giuliano scrivono cose molto interessanti e  nell'ultimo post della Signora Peppina  anche molto simpatiche. Così  carucce per me.

Allora ci tengo a farle leggere anche a voi se non l'avete già fatto

bike01

postato da: sgnapisvirgola alle ore 23:06 | Permalink | commenti (16)
categoria:cosedicasa, cosefuoricasa