che non dimenticassi mai la potenza estraniante dei libri.
Soprattutto quando sono stanca, un po’ avvilita, in un ambiente ostile dove non c’è un sorriso col quale condividere e nemmeno una sedia comoda su cui sedere.
Soprattutto quando in sottofondo c’è una corsa di moto che al secondo giro romperei la televisione e due uomini, uno giovane che ci vede benissimo e uno anziano che non ci vede altrettanto bene che commentano ad alta voce Simoncelli superSic. In attesa di Rossi.
Così si passano il tempo, scandito dalla flebo di antibiotico e fisiologica e per fortuna, che altrimenti sarebbe peggio.
Allora basta aprire un libro, quello che porto dietro come la copertina di Linus e piano piano Sic sparisce per lasciare il posto a Fonso o a Beppe che mi sono molto più simpatici del GP e soprattutto mi raccontano un fracco di cose senza fare rumore.
Così, bastano poche righe, come un tutore, una pagina, come un calmante, un capitolo, come una settimana di beauty farm e costa molto, molto meno quasi nulla e c’è sempre posto per tutti, per me e la fantasia.

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