domenica, 26 ottobre 2008

 

che non dimenticassi mai la potenza estraniante dei libri.

Soprattutto quando sono stanca, un po’ avvilita,  in un ambiente ostile dove non c’è un sorriso col quale condividere e nemmeno una sedia comoda su cui sedere.

Soprattutto quando in sottofondo c’è una corsa di moto che al secondo giro romperei la televisione e due uomini, uno giovane che ci vede benissimo e uno anziano che non ci vede altrettanto bene che commentano ad alta voce Simoncelli superSic. In attesa di Rossi.

Così si passano il tempo, scandito dalla flebo di antibiotico e fisiologica e per fortuna, che altrimenti sarebbe peggio.

Allora basta aprire un libro, quello che porto dietro come la copertina di Linus  e piano piano Sic sparisce per lasciare il posto a Fonso o a Beppe che mi sono molto più simpatici del GP e soprattutto mi raccontano un fracco di cose senza fare rumore.

Così, bastano poche righe, come un tutore, una pagina, come un calmante, un capitolo, come una settimana di beauty farm e costa molto, molto meno quasi nulla e c’è sempre posto per tutti,  per me e la fantasia.

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postato da: sgnapisvirgola alle ore 16:28 | Permalink | commenti (24)
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venerdì, 17 ottobre 2008

 

Ora dimenticate tutto questo e pensate a Baloo

 

 

Ecco, questa sono io quando ballo il flamenco.

Però.

Perchè c'è un però.

Con le mie bràsine retondite, col pecio alegre porchè il flamenco non vuole el pecio triste, mi diverto molto e spero che si divertano gli altri nel ballare con me.

E non importa se non sono giovane e bella, non importa se non ho la grazia di una gazzella, se non imparerò tutta la sivigliana nell'anno accademico.

E' muy dìficìle, muy dìficìle dice Marisa che è bravissima e lo balla da vent'anni.

Quando mi guardo nel grande specchio, troppo piccolo per contenere tutte le nostre vite,  vedo la voglia di non mollare mai di quando avevo vent'anni.

E allora va bene.

Va bene così.

Pècio alegre, pècio alegre!  E tutte ridiamo sulle  nostre tristezze.

Olè

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venerdì, 10 ottobre 2008

Oggi ti voglio ricordare così. 

Con un pezzo di un discorso di Calamandrei, signore molto serio e importante, inviatomi per posta da un amico.

Dedicato a te che amavi la cultura e il sapere più di te stesso. Oggi, in cui si percepisce che questi valori sono minacciati più che mai e che il senso di vuoto e di buio sembrano così vicini.

Vorrei poterne parlare insieme.

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L’IPOTESI DI CALAMANDREI

 

Piero Calamandrei, uno dei padri della Nostra Costituzione, pronunciò questo discorso al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale (Adsn) a Roma l'11 febbraio 1950

 

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

Pubblicato nella rivista Scuola Democratica il 20 marzo 1950

Inoltre linko il bel blog di OraSesta  che ringrazio, poichè ha  segnalato il libro del babbo: IL suo libro meccanico, quello che ti piaceva così tanto da rimanerne rapito come un fanciullo.

c.a.s.

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sabato, 04 ottobre 2008

Parlai di lui nel gennaio 2007 in questo post

 

Oggi, coadiuvata dalla mia piccola Canon, aggiungo un contributo ulteriore per far conoscere l'abilità manuale di mio padre.

Perchè è tutto eseguito rigorosamente a mano e con materiali di recupero.

Questi rumori, per me, equivalgono a milioni di parole.

 

 

 

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