
(Sicilia - Nicolas De Stael)
suggerito da Arfasatto in Stanze all'aria
suggerito da Arfasatto in Stanze all'aria
Cammino con lentezza sullo stretto marciapiede, nel caldo torrido di questo assolato pomeriggio. L’aria ferma profuma di sale marino e punge la pelle arrossata. Lo sguardo abbassato, nascosto dai capelli e dagli occhiali neri, osserva l’alternarsi dei piedi ornati da grandi margherite incollate in punta agli infradito, sinistra, destra, sinistra, destra… la gonna ampia e leggera scivola sui fianchi, ondeggiando di poco.
Silenzio.
Solo l’incedere lascia una lieve traccia strascicata, subito soffocata dal calore sprigionato dall'asfalto, nastro nero tra le file di bianchi muri che fiancheggiano la via principale del paese.
Ogni tanto mi sposto di lato per non prendere contro ai piccoli scuri, scostati di poco, color verde bottiglia, dai quali esce leggera aria fresca di interni in ombra, silenziosi nel riposo domestico.
Un piccolo cane randagio mi precede, siamo solo noi a percorrere la strada verso il mare.
Eppure in questo immobilismo, percepisco che ogni persiana cela un occhio scrutatore, una crocchia fermata da forcine a u, mani sapienti di far pane e uncinetto, berretti calati sulla fronte, la cui visiera blocca l'ascesa del fumo di una sigaretta o il diffondersi dell'aroma del caffè dopo pranzo.
Qui tutti sanno il mio nome e io non mi sono mai presentata.
La via è lunga e dritta e le piccole case col tetto a terrazza, una attaccata all’altra, sembrano zollette di zucchero. Pochi fiori ad arricchire tanto candore, e questi, coraggiosi come piccoli soldati, dritti e variopinti, decorano questo paesaggio del sud, in cui tutto sembra ingessato.
Anche il bar, all'inizio del paese, non ha avventori e il barista sembra non essere mai esistito.
Il piccolo cane color biscotto è già una figuretta indistinta sullo sfondo delle saline.
Silenzio.
Solo l’incedere lascia una lieve traccia strascicata, subito soffocata dal calore sprigionato dall'asfalto, nastro nero tra le file di bianchi muri che fiancheggiano la via principale del paese.
Ogni tanto mi sposto di lato per non prendere contro ai piccoli scuri, scostati di poco, color verde bottiglia, dai quali esce leggera aria fresca di interni in ombra, silenziosi nel riposo domestico.
Un piccolo cane randagio mi precede, siamo solo noi a percorrere la strada verso il mare.
Eppure in questo immobilismo, percepisco che ogni persiana cela un occhio scrutatore, una crocchia fermata da forcine a u, mani sapienti di far pane e uncinetto, berretti calati sulla fronte, la cui visiera blocca l'ascesa del fumo di una sigaretta o il diffondersi dell'aroma del caffè dopo pranzo.
Qui tutti sanno il mio nome e io non mi sono mai presentata.
La via è lunga e dritta e le piccole case col tetto a terrazza, una attaccata all’altra, sembrano zollette di zucchero. Pochi fiori ad arricchire tanto candore, e questi, coraggiosi come piccoli soldati, dritti e variopinti, decorano questo paesaggio del sud, in cui tutto sembra ingessato.
Anche il bar, all'inizio del paese, non ha avventori e il barista sembra non essere mai esistito.
Il piccolo cane color biscotto è già una figuretta indistinta sullo sfondo delle saline.









