sabato, 25 aprile 2009
CUORE
Cuore
(E' l'insieme di pezzi di confezione di regali che mi hanno fatto alcuni amici in un momento particolare)

CRISTINA


è un'amica particolare, incontrata di recente, ma che sento come una di casa, che mi  capisce anche se non parlo. Lei è così.
Generosa e capace di andare oltre il dolore e regalare preziose perle di parole,
 buone come il pane appena fatto,
 che fanno bene allo spirito di noi umani, in balia della tempesta, che è questa  vita.

Le ho dedicato questo  racconto, che gentilmente ha ospitato  sul suo bel blog, in cui si potranno riconoscere tutte le donne del mondo che hanno dovuto sopportare l'ardire di desiderare solamente il sole e la luna.



Il sole

il sole

il sole…

-Beatrice cambia musica!

La luna

la luna

la luna


Bea è così, sa cosa vuole, con una determinazione a bassa voce, ma incrollabile.

-Signore è una bellissima bambina con tanti capelli color rame. Assomiglia a  sua moglie!

-Veramente speravo fosse un maschio, sa, per via del nome…

Beatrice ascolta il suono della voce di Ivo, e in quel preciso momento, accolta dalle braccia maldestre  di suo  padre, decide che dovrà piacergli ad ogni costo.

 

-Sei tu Ivo?

-Sì Miriam. Sai che al mercato ho conosciuto il figlio  piccolo di Mario? E’ biondo come lui e bello come il sole. Mi piacerebbe inserirlo nella  squadra di calcio.

Intanto nonna Gianna nella stanza accanto, mentre osserva Bea, pensa: che strana questa ragazzina che a tutte le  bambole taglia i capelli corti come i suoi. Chissà, vorrà fare la parrucchiera.

-Amore, cosa vuoi diventare da grande?

-Il sole nonna, il sole. Se mi regalassi una moto, lo potrei  diventare anche subito.

-Una moto? Ma sei matta, alla tua età poi! Faresti morire di crepacuore tua madre. Non ti basta giocare a calcio? Lo dice sempre tuo padre che sei negata! Pensa piuttosto ad imparare le cose da donnina  che ti serviranno quando sarai sposata…

Seduta sulla panchina delle riserve, a bordo campo, incapace di reggere lo sguardo deluso del padre, Bea non piange il dolore che ha dentro, ma vorrebbe morire.

Mario, il figlio di Mario, non piange mai quando cade dalla moto.

 

Luciano, difficile a credersi, non ama né il calcio né le moto. Lui ama Bea, con tutto sè stesso. Solo che lei non gli crede.

-Beatrice ti prego, non chiudere la comunicazione, non allontanarmi, sei la donna della mia vita. Per me sei bella come il sole. Ma no, che dico? Più, del sole!

Bea sorride. Non le interessa più la moto e nemmeno essere il centravanti migliore del pianeta. Il sole la scalda, ma mai quanto le forti braccia di Luciano. Ora desidera una famiglia. Sua.

 

-Signora mi dispiace molto. Purtroppo dall’esame laparoscopico è emersa con chiarezza  una malformazione congenita che le preclude la possibilità di diventare madre. Se vuole però, potrà rivolgersi al centro adozioni, questo è il numero, tenga. Arrivederci.

Seduta su una panchina del parco, davanti all’ospedale, capace di reggere lo sguardo sgomento del marito, Bea piange tutto il suo dolore e vorrebbe morire.

Forse anche Mario, il figlio di Mario, piangerebbe in questo caso.

-Per una madre è straziante vedere una figlia ridotta così. Hai un marito che ti adora, avete una bella casa, siete ancora giovani e già in lista per l’adozione di un bambino. Perché ti ostini a sottoporti a queste inutili e dolorose cure ormonali? Insomma Bea, cosa vuoi?

-La luna mamma, la luna.

 

Beatrice ora è serena coi bambini dell’orfanotrofio. Gli uomini della sua vita l’hanno lasciata sola per un verso o per l’altro. Ma lei adesso è forte grazie a  questi piccolini, caparbi nel vivere quanto lei.  Li osserva mentre dormono e li accarezza quando piangono. Quando si svegliano di colpo e hanno paura e la chiamano,  li solleva dolcemente e li appoggia a sè. Comincia  così a cantare a bassa voce…

 

E nelle facce della gente                                                                              
e nelle strade c’è il sole
che mi stringe il cuore
come mi stringevi tu
e mi ricordo un po’ di te

Perché il sole, è un amore che continua
anche quando non c’è più…

 

 

Un giorno all'improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò
e fino in fondo al cielo camminò…


I pezzi delle canzoni sono tratti da: Sole di De Crescenzo e La luna di Branduardi.

 


Oggi, 25 APRILE  è una giornata importante, e Lino Di Gianni la ricorda con un pezzo che a me piace molto e sarei contenta se lo leggeste anche voi.


qui


E poi arriva Angie, che scrive dei suoi bisnonni pugliesi.
E di una resistenza alla vita e pure alla morte.
Un racconto bellissimo che affascina per la luce delle candele che brillano dalla notte dei tempi.

QUI
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domenica, 19 aprile 2009

palloni
Giannaaaaaaaaaa
Sì Stefano che c’è?
Ciao Gianna, ciao. Ti voglio regalare un pallone.
Davvero? Quale?
Questo rosso!
Bello. E tu cosa vuoi in cambio?
Una caramella.
Non ho caramelle oggi. Va bene un cioccolatino?

Tieni. Però non voglio il tuo bel pallone perché ne ho tanti e non so dove metterli. Facciamo un’altra volta.
Va bene. Mi dai un altro cioccolatino?
Goloso… Non mangiarlo subito però!

Silviaaaaaaaaaaaaa
Ciao Stefano
Ti regalo il mio pallone rosso. Mi dai una caramella?
Sì Stefano. Aspetta che guardo sul comò dell’ingresso. Miele o arancio?
Tutte e due!
Però non voglio il pallone anche se è davvero bello. Non saprei come fare a portarlo in giro. Ma quanti ne hai adesso?
Venti
Davvero? Li contiamo insieme?
Uno, due,
tre,
quattro, cinque,
cinque,
sei…Sono diciannove Stefano.
Estrae dalla tasca  destra dei calzoni lisi una pallina da ping pong un po’ ammaccata.
Ride forte. Anch’io.
Che sciocca sono stata a dubitare della sua risposta.
Torno domani. Ciao.
Si allontana così col suo sorriso sdentato e il suo carico di palloni dal quale non si separerebbe mai, Stefano.  Il cioccolatino e le caramelle le ha già mangiate.
Batte ad ogni finestra amica col suo carico di baratti raccolti in una grande rete, e la dolcezza di chi non sa di possedere niente altro. Ma forse a Stefano  non interesserebbe possedere di più. Visto da lontano pare una chiocciola gibbosa e multicolore che non lascia scia. Visto da vicino il suo volto si mescola ai colori dei palloni, compresa un’allegria di bambino, malgrado l’età avanzata.
Un volto, quello di Stefano, che migliora l’umore di chiunque; basta osservarlo il tempo dello scarto di una caramella. Lui adora le caramelle. Basta poco a Stefano per farci comprendere tante cose.

Da molto tempo ormai, nessuno batte alla mia finestra e mi chiama dalla strada.

Silvia, perché non butti queste vecchie caramelle?
Perché no.
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categoria:finestre
venerdì, 10 aprile 2009





Ho visto questo video da Rosa Tiziana
.
E me ne sono innamorata.

Lo diceva anche Schopenhauer che chi è crudele con gli animali non può essere una buona persona.
Tu amavi gli animali.


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14/04/09


Amore Caro
Fabrizio De Andrè

Caro amore
nei tramonti d'aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gioire
anche il vento ed il mare.

Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole.

Caro amore
i fiori dell'altr'anno
caro amore
sono sfioriti e mai più
rifioriranno
e nei giardini ad ogni inverno
ben più tristi sono le foglie.

Caro amore
così un uomo vive
caro amore
e il sole e il vento e i verdi anni
si rincorrono cantando
verso il novembre a cui
ci vanno portando
e dove un giorno con un triste sorriso
ci diremo tra le labbra ormai stanche
"eri il mio caro amore".


ps


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categoria:carlo
martedì, 07 aprile 2009
irpiniaIrpinia - 23 novembre 1980

Avevo vent'anni da poco più di due settimane e non capivo niente. Partimmo dopo poche ore dal sisma, sul pulman organizzato dalla F.G.C.I. regionale: 54 ragazzi sprovveduti come me, con tanta voglia di fare.
Fu un dramma nel dramma. Non eravamo preparati a tanta tragedia.  Mio padre vigile del fuoco mi avvisò e pregò al tefefono  di stare a casa, ma allora i nostri rapporti non erano dei migliori e io volevo dimostrare qualcosa. Forse anche a lui. Entusiasmo giovanile, anche. Arrivammo prima dell'esercito e dell'ospedale da campo. Arrivammo troppo presto per tutto. Causa una bufera perdemmo il campo base e rischiammo che il pulman si ribaltasse. Alla fine dormimmo tutti pigiati lì dentro, nemmeno si ribaltavano i seggiolini.  L'autista voleva tornare a casa e ci prendeva per matti. Molti di noi si ammalarono e rischiammo di finire schiacciati da cornicioni pericolanti o da fughe di gas improvvise. Aiutai un ragazzo in piena crisi nervosa mentre estraevano un congiunto da sotto le macerie, distrubuii vestiti,  corsi dietro a dei compagni che si erano infilati in una squadra speciale dell'esercito, per estrarre cadaveri  sotto le macerie di un paese adiacente ,completamente distrutto. Tornarono sconvolti ma fecero il loro dovere. Pioveva a dirotto, spesso, e c'era tanto freddo. Mi aggregai ad un gruppo di ragazzi che in jeep andavano a prestare soccorso agli abitanti di casolari isolati. Persi 5 chili in una settimana cibandomi di sola cioccolata e whisky e non toccai acqua calda e pasti caldi per tutto il tempo, come me gli altri. Nessuno si cambiò abito e si lavò, tranne le mani, se riuscivamo.  Vicino ad una tenda militare, in cui tutti i grandi capi si  radunarono sentii dire che eravamo d'impaccio e che non si capiva cosa fossimo venuti a fare. Avevano ragione. L'entusiasmo giovanile in certi casi non basta. Una sera, quando ogni eroismo aveva lasciato posto ad angoscia e frustrazione, fece capolino la testa di un giovane D'Alema, già antipatico allora. Gli venne la malaugurata idea di dire qualcosa. Se non fossero riusciti a fermare al volo un paio di compagni romagnoli, D'Alema si sarebbe "beccato" una mano di botte da ricordarla per tutta la vita. Guadagnò l'uscita e non si fece più vedere.
Tornata a casa, davanti ad un  piatto di brodo caldo mi vennero le lacrime agli occhi. Il mio cuore era rimasto con CHI NON AVEVA PIU' NIENTE.
Ad una brutta battuta di un mio familiare, senza dire una parola, presi il mio piatto e andai a mangiare in camera mia. Feci così per più di una settimana, finchè non cessarono stupide considerazioni e domande ancora più stupide. Il mio cuore era altrove e una parte è sempre rimasta là, perchè io non dimentico. E' vero, chi vede da vicino certe cose è destinato a non dimenticarle per tutta la vita.
Penso ai bambini, al loro sgomento, al rischio che non possano più vedere un genitore, il fratellino, la sorellina. Penso a quanti purtroppo non potranno più uscire vivi da quel monte di macerie e lamiere contorte.
Ecco perchè sono terrorizzata dal terremoto.  L'ho sentito sotto i piedi tante volte e ovunque. Ovunque. Per sempre.


L
L'Aquila 06 marzo 2009

Ora che ho quasi trent'anni di più e non avrei nulla da dimostrare, saprei cosa fare. Io andrei dai bambini e partirei anche subito.
Mi auguro che tra vent'anni non sentiremo Vespa ormai cariatide, che fa il resoconto di quanti container sono ancora ad uso abitativo per questa povera gente.
Mi auguro che qualcosa sia cambiato nel frattempo, in questa povera Italia.
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