sabato, 30 maggio 2009




Non credo di aver mai parlato di lui. Forse qualche piccolo accenno ogni tanto.
Non t'abbandona il dolore. S'impara a conviverci.
Si esce da una stanza in cui trasmettono una partita qualsiasi perchè non si tollerano le urla della tifoseria, se si sente nominare Liverpool non si pensa più ai Beatles. Ma si continua a vivere, ci si sposa, si divorzia, si scrive pure su un blog.
Assomigliava molto a quel signore coi baffi, sdraiato, con la bocca aperta. Ma non riconosco la camicia e nemmeno il giacchino.
L'ho sentii l'ultima volta al telefono, prima che partisse in pulman per andare a vedere la sua Juve giocare. Era felice come un bambino. Aveva preferito la squadra del cuore ad una bellissima modella che lo stava aspettando a Parigi.
Era fotografo di moda e io lavoravo con lui. Eravamo molto affiatati e ci volevamo molto bene, ero la sua sorellina, mi diceva sempre. Allora avevo 24 anni.

Non seguii la partita quella sera, per cui non sapevo nulla  nemmeno il giorno seguente, quando lo vidi in un servizio di un telegiornale, inquadrato, mentre lo stavano portando via dagli spalti, in barella, con le braccia penzoloni e lo sguardo fisso.
Indossava ancora la sua sciarpa rossa dalla quale non si separava mai.
Mi si fermò il cuore per un istante ne sono certa.
Fu l'ultima volta che lo vidi.
Tuttavia, per un paio d'anni, aspettai che mi chiamasse al telefono per dirmi che si era perso.

Dedico a lui e ai suoi 28 anni questo post, avrebbe compiuto 29 anni due giorni dopo.
Lo dedico alla sua famiglia che ha sopportato in tutti questi anni, con molta dignità, un dolore fatto anche di grande ingiustizia.
Lo dedico alle vittime e alle loro famiglie che hanno subito questa tragedia.
Lo so, è poca cosa, ma voglio dire pubblicamente, questa sera, che il suo ricordo e il suo sorriso mi hanno accompagnata sempre in questi anni.
E la rabbia, tanta rabbia.
Sarà così fino alla fine dei miei giorni. S'impara a convivere col dolore e coi suoi tormenti.

Ciao Claudio
Per sempre

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Claudio

 

 

 

 

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sabato, 23 maggio 2009
IMG_1981
(Gran Madre di Dio)

Torino P.N. ore 11,50  Bari c.le  - 1^ classe , carrozza 2, posto 91 finestrino.


Sono comodamente seduta al mio posto n. 91. Il treno dovrebbe arrivare a R.E. alle 14,31 e nulla fa pensare che non sarà così. Passa Lucio Dalla per la seconda volta. Anche lui sarà stato  alla Fiera del libro per un recital “ Gli occhi di lucio” che ha scritto con Marco Alemanno. Io, là , però, non l'ho visto.

Nessuno lo ferma, solo alcuni sporgono la testa incuriositi, lui  porta a spasso  con grande dignità i suoi bermuda color cachi.

Guardo fuori. Sto tornando a casa. Questa bella parentesi di cinque giorni è finita.

 

Sono le 10,00 circa di una giornata poco soleggiata, che si rivelerà un tantino afosa.

Aspetto Emilia, sperando di vederla sbucare dal caotico traffico che rumoreggia davanti alla Gran Madre di Dio, augurandomi di saperla riconoscere. In fondo, finora, l’ho vista ritratta solo in una piccola immagine, in cui è di tre quarti. Timida pare  in quella foto, un po’ sfuggente. Sono appena scesa dal B&B in cui alloggio e davanti a me ci sono i famosi Murazzi, il Po in tutta la sua potenza, attraversato da Ponte Vittorio Emanuele, uno dei tanti ponti di Torino,  e la bellissima Piazza Vittorio Veneto. Mi ricorda molto la Francia questa città, ovviamente, ma la parte più discreta, più defilata, malgrado i grandi spazi delle piazze e l’imponente architettura. Una Signora, come sempre è stata descritta, ed è vero.

Sono seduta su una panchina all’angolo, dove c’è una vecchia edicola di vago stile  liberty. Prendo Repubblica e La stampa. La signora dell’edicola è cortese. Attorno a me una marea di gente, la più variopinta, forse anche un po’ matta che parla da sola o ai passanti. Un ragazzo, ridotto davvero male, elemosina tra le auto inferocite. Lo osservo un po’, guardandomi attorno, apro il giornale, ne leggo i titoli, osservo di nuovo il ragazzo che mi pare rischi di finire sotto al tram, mi guardo attorno e cerco un’auto condotta da una piccola foto di tre quarti, un po’ timida e sfuggente.

Ma per riconoscere Emilia occorre che io la immagini con precisione penso. Sono bionda e vestita di blu, le dico al telefono. Lei ride. Certo, mi risponde, lo so, ti ho visto in foto. Ha una bella voce.

Il traffico questa mattina è infernale e presumo che sia ferma in colonna, sull’altra direzione del viale. Sono passate due ambulanze, chissà, forse c’è stato un incidente.

Penso a come potrà essere Emilia. L’immagino una signora formosa ma non troppo, di statura media, vestita con una gonna al ginocchio di fattura sobria,  capelli corti, castani, senza trucco, colori scuri piuttosto che chiari,  voce bassa e pacata. Timida nel complesso e seriosa. Lei scrive sempre cose sensate, importanti, e vissute, in modo così profondo e diretto.

Sarò all’altezza? Mi chiedo.

Continuo a leggere il giornale mentre a tratti osservo il ragazzo che mi fa sempre più pena. Guardo l’orologio. Se attraverso il viale per portargli dei soldi, Emilia forse arriva proprio ora  col rischio di non trovarmi. La penso una persona puntuale. Non vorrei fare brutta figura o mancarle di rispetto. Intanto armeggio in borsa per prendere pochi euro dal portafoglio. Mentre estraggo i soldi mi sento chiamare e mi giro di colpo. Vedo Emilia in tutta la sua bellezza e in tutto il mio sciocco stupore.

Non l’avrei riconosciuta mai comunque.  Non ha nulla della piccola foto di tre quarti, timida e fuggitiva o meglio nulla di ciò che avevo pensato di lei, tranne i capelli.  Mi viene incontro a braccia aperte, questa bella signora alta,  slanciata e vestita in modo sportivo con un bellissimo sorriso e tanta affettuosità. La prima cosa che penso è che è proprio bella e giovanile e allegra, ma ciò che proferisco è chiedere il permesso di assentarmi un attimo per andare dal ragazzo che rischia di morire in mezzo al traffico. Ci metto un paio di minuti i semafori sono rossi.

Ritorno da Emilia, sentendo in cuor mio, che è come se la conoscessi da sempre. E che passeremo una bellissima giornata insieme.

Così è stato.

Tornerò a Torino.

Per passeggiare in questa maestosa e sobria città e per ritrovare la mia amica Emilia.

Una donna dalla vita ricchissima ed interessante e con la luce negli occhi di una ragazzina.

 

IMG_2119

      (Vista della Piazza Vittorio Veneto e della Mole, dalla finestra della mia camera)    

 

 

 


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giovedì, 14 maggio 2009
gira7
Girasoli




Rimarrò assente per qualche giorno perchè sarò a Torino alla Fiera del libro e a trovare amici che non vedo da alcuni anni.

Voglio però lasciare un pensiero di benvenuto coi miei girasoli,  ad Alba,  una persona che so che legge, ma che al momento non può scrivere, alla quale voglio bene, e che mi ha accompagnata in questo anno impegnativo.

Poi voglio lasciare un saluto a voi, con un'immagine notturna, perchè agevoli il riposo e il sonno del giusto.
Vi racconterò al mio ritorno, di questa che è un po' un'avventura, in questo viaggio lungo un anno.




marenotte6
Marenotte
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domenica, 10 maggio 2009
amoremio
La prima pennellata l'ho data quasi 11 mesi fa, dopo pochi giorni.
Poi poco altro durante questi mesi.
Invece tanto mi è venuto di fare per altri, ma per te,
per te,
 sono con le spalle al muro.
Con tanta rabbia.
Però ho capito.
Ancora non mi rassegno che il resto del mondo giri
e nient'altro,
per me
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venerdì, 01 maggio 2009


1 maggio 2009 2

1° maggio 2009
Silvia




Ti sbatterei a lavorare in un resort (se sai cos'è) in Sardegna, bello fuori (per i clienti) e marcio dentro (per i lavoratori).

Così ti saresti beccato una bella scossa elettrica da un frullatore in acciaio SENZA messa a terra perchè il boss (alias il padrone, er capoccia, il cummenda) NON poteva spendere 2 (due) euro per un adattatore Schuco nuovo.

Se non avessi avuto scarpe antinfortunistiche (PAGATE DA ME) a quest'ora non sarei qui a raccontartelo.

A propo: lavoravamo 8 ore e mezzo ed eravamo pagati (ed assicurati) per 6 (sei).

Dormivamo in stanzette-loculi senza aria condizionata e con le ventole accese sul tetto a 3 metri di distanza. Il mangiare era un'indecenza, solo la pasta e la frutta erano buone.

CAPITO ADESSO COME SI FANNO I SOLDI SULLA PELLE DEI LAVORATORI, IN ITALIA?

Dobbiamo davvero ridurci come i rumeni per non far "scappare" i cummenda?

 

(commento del 22 04 09  ad un articolo sulla Thyssen Krupp che mi è piaciuto particolarmente. Di wordstar che spero non me ne voglia )



In memoria di:

Antonio Schiavone
Roberto Scola
Angelo Laurino
Bruno Santino
Rosario Rodinò
Rocco Marzo
Giuseppe De Masi


E di tutte le vittime sul lavoro.
E di tutte le vittime del lavoro che non c'è.




altan cippiti disoc


BUON 1°MAGGIO



cipputibrindisi





lasciatemi cantare...





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