lunedì, 27 luglio 2009

Simone Lelli - CuriositàCuriosità

(Simone Lelli)




In mezzo a due auto affiancate, in fondo al parcheggio quasi deserto del supermercato, c’è una coppia di mezz'età che sta parlando fitto, fitto. I due si guardano negli occhi, i corpi sono tesi, le mani di lei, aperte, si alzano e si abbassano ad un ritmo che non fa presagire nulla di buono. Lui è immobile, un po' curvo, è molto più alto di lei. Hanno l’aria di essere due amanti in pieno litigio. Distolgo lo sguardo per educazione.

Giro di poco il volante ultimando il parcheggio dell’auto. Poco distante c’è una vecchia Bmw station wagon in pessime condizioni piena zeppa di cose, tutte ammassate. Pare un miniappartamento  con un grande bisogno di pulizia e di ordine: un paio di mutande è in cima ad un  ammasso di abiti,  stipati sulla metà del sedile posteriore. L’altra metà è impegnata da una coperta appallottolata  che ha l’aria di non vedere l’acqua da molto tempo, e un cuscino.

Stanno abbassando alcune saracinesche del supermercato, mi affretto e schiaccio il telecomando della chiusura centralizzata, lo sguardo  cade oltre il finestrino anteriore del passeggero della Bmw.

Sul sedile c’è una gabbietta rettangolare, nascosta quasi totalmente da una coperta, per quel che riesco a vedere, rimane fuori solo uno spigolo in alto, dall’altra parte. Chissà cosa c’è dentro, mi chiedo, un piccolo animale penso, un uccellino forse, anche se non sarebbe la gabbietta adatta.

Dopo una decina di minuti sono di nuovo all’auto. Tre pomodori, un gambo di sedano, una confezione di  latte parzialmente scremato, maionese, e una bottiglia di Pinot grigio, suddiviso in tre clienti: i soliti ritardatari.

Stanno chiudendo il piccolo centro commerciale. Gli altri due inforcano la bicicletta e si allontanano velocemente.

Mentre salgo in auto, riguardo lo spigolo della gabbietta, combattuta tra il timore che dentro possa esserci un animale bisognoso di cure, sono condizionata dallo stato della vettura, e il profondo disagio che mi arrecherebbe fare la ficcanaso, l’andare a spiare dietro un finestrino un’intimità non celata per indigenza. Se l’auto non fosse in queste condizioni, mi farei gli stessi scrupoli?

Metto in moto. Devo andare dall’altra parte del viale, in videoteca, a rendere Valzer con Bashir, interessante film d’animazione sul massacro di Sabra,  e poi proseguire verso casa.  Mentre mi appresto a scendere le scale della videoteca, osservo da questa posizione elevata se  nel parcheggio c’è ancora in sosta la Bmw. Ci sono gli alberi fronzuti che  coprono la visuale e non la vedo, nemmeno se mi sposto di lato. Non potrei perdonarmi però di aver lasciato un animale sofferente privo di soccorso, mi conosco.

Rientro in auto. Metto in moto. Decido di andare a casa, in fondo non sono affari miei.

Arrivo all’immissione  sul viale principale e anziché mettere la freccia a sinistra, come dovrei, con gesto fulmineo sterzo di poco,  attraverso il viale e rientro nel parcheggio del supermercato. C’è poco traffico, mi sono permessa una manovra  contromano. Parcheggio.

Anche la coppia litigiosa non c’è più, sono sola.

Scendo e mi avvicino alla Bmw con passo incerto e con un pò di apprensione: cosa farei nel caso ci fosse un animale in difficoltà? Troppo tardi, sono davanti all’auto e guardo dentro.

Dalla parte dell’autista è visibile tutta la gabbia per intero, con un lato completamente scoperto.

Due occhioni verdi, tondi e limpidi mi fissano senza espressione. E’ un gatto, piccolo, tigrato, rosso. Pare ben curato e nutrito e per nulla spaventato, non miagola. Mi fissa, bello e immobile.

Sorrido sollevata. Risalgo in auto, sperando che gatto e padrone possano trovare presto una sistemazione decente.

Finisco di leggere le ultime due righe di una pagina di un libro,  prima di spegnere la luce e dormire.

E’ notte fonda e un’arietta fresca entra dalla porta a vetri scostata. Il pensiero va agli occhi del micio rosso dentro la gabbietta e al padrone di quella "casa", che non ho  incrociato. Mi piace pensarlo accovacciato nel grenbo di colui o di colei che gli ha dato dimora. Ignaro, in attesa del nuovo giorno.

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domenica, 19 luglio 2009
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(particolare di Piazza S. Prospero, ieri mattina)




Mi chiedevo dove fossero finiti  i reggiani da un po’ di tempo a questa parte.

Fino a qualche anno fa li trovavi tutti, il sabato pomeriggio, a fare la “vasca”.

I reggiani “fighetti” intendo, quelli modaioli, che seduti in distesa sotto ai portici o a passeggio in Piazza del Monte, con cane modaiolo al guinzaglio, “sfoggiavano” gli ultimi acquisti.

Ma in mezzo a quella concentrazione umana griffatissima, passeggiavano anche signore anziane  dall’aspetto curato ma un tantino demodè, signori della stessa età, espressione della medesima eleganza e sobrietà, sportivi dei migliori club, coppie con seguito di bambini urlanti, ragazzi e ragazze definibili  alternativi,  fermi a discutere davanti ai negozi di dischi più forniti o al circolo arci punk appena aperto, combriccole numerose di giovani appartenenti a classi sociali diverse. Quasi per tutti un’unico idioma: dialetto reggiano, o italiano con marcata cadenza dialettale autoctona.

Per capire molti  cambiamenti di una città nel corso del tempo, basterebbe osservare attentamente la passeggiata del sabato pomeriggio nella via del centro.

Ora, a RE, di sabato pomeriggio, trovi il mondo. Anche gli esercenti sono cambiati, poiché sono cinesi, indiani, pakistani, magrebini, tailandesi. Reggio è una città multi etnica da tempo, e questo è radicato nel tessuto sociale ed economico. Ora senti parlare molte lingue e questo è al contempo  interessante e stimolante ma i reggiani non li senti più.

Sono defilati, quasi rasentano i muri, camminano lesti, parlano poco. Insomma, a volte provo una sensazione di estraneità e questo mi crea un po’ di disagio, devo ammettere.

Mi piace la diversità, ma anche l’appartenenza.

Mi casa es tu casa, ma vorrei che casa mia si capisse dov’è.

Oggi ho scoperto l’arcano.

La passione per la bicicletta mi ha completamente riconquistata, appena ho un po’ di tempo libero vado alla ricerca delle piste ciclabili di cui tanto sento parlare. Ed è vero, sono tante.

Questa mattina ho percorso quella del Parco del Crostolo, lunga sette chilometri. Una delizia. Un parco magnifico, pieno di aree di sosta, di giochi per bambini, di panchine. Mi sono incantata ad osservare gli allenamenti dei maestri di arti marziali, di una scuola lì vicino. Con quelle movenze così aggraziate, precise a sincrono, e al contempo piene di forza, mi hanno trasmesso equilibrio e pace.

E in questo bel luogo, immerso nel verde, ho ritrovato  i reggiani.

La “vasca” i reggiani l’hanno spostata dal - sabato pomeriggio-  giacca firmata -  via Emilia,  alla  - - domenica mattina - canotta, pantaloncini - ipod sulla ciclabile del parco del Crostoso. Tutti salutisti, tutti in forma, tutti palestrati, tutti abbronzati, tutti bellissimi.

Le nonne molto anziane, che sono a decine, sono  in mise estiva e floreale sedute sulle panchine a chiacchierare, i nonni leggono i quotidiani o giocano a carte, i bambini, tantissimi, corrono nelle pratine e vanno a visitare le caprette, e poi tanti, tanti pedoni e ciclisti di tutte le età: in coppia, in gruppo, in famiglia,  coi contapassi al polso, il conta battiti, le fascette per il sudore, gli occhiali neri per il sole, le visierine. Parecchie le signore in bikini a prendere il sole e a leggere.  Pochissimi stranieri.

A parte qualche coppia di neri, dal corpo statuario inciso nell’ebano, e l’incedere felino e un paio di coppie di cinesi, i volti sono tutti riconoscibili: mangiano di sicuro gnocco fritto nelle sagre di paese.

Io arrivo sempre tardi. Chissà da quanto tempo ormai si pratica l’ ”apparire” salutista. Chissà da quanto tempo i reggiani s’incontrano e si scambiano opinioni, e s’innamorano e si lasciano all’ombra di un pero volpino, di una susina meschina o di un biribiccolo,  nell’area "Giardino dei frutti antichi".

Ho deciso.

La prossima settimana mi comprerò una bici nuova. Il sabato mattina mi tufferò nel mondo, pedalando per i mercati  del centro, e la domenica mattina andrò a cercare il pero merendino.

Questo spostamento in massa nel mondo bucolico comunque spiega molte cose,a ben guardarci. Se avessi visitato prima il Parco del Crostolo, mi sarei stupita di meno del risultato elettorale, ben sapendo comunque che ai reggiani, grandi ballerini, piace apparire in forma.


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categoria:cosedicasa, cosefuoricasa
venerdì, 10 luglio 2009
The-reader-01_mid

Ti sarebbe piaciuto molto, per più motivi.

 

Perché racconta una bella storia d’amore.

Perché racconta di zone d’ombra.

Perché racconta di ambivalenze.

Perché racconta della difficoltà di scegliere.

Perché racconta di sensi di colpa.

Perché racconta della voglia di riscatto.

Perché racconta che dal passato non si fugge.

Perché racconta che a volte non si paga abbastanza per gli errori commessi.

 

Ma soprattutto perché racconta di libri e del loro potere rivoluzionario.

Del loro potere liberatorio e terapeutico.

Della loro forza  prorompente che può far cambiare il corso della vita, se li si sta ad ascoltare attentamente come ha fatto la bravissima Winslet.

 

“ Si diceva che sulla passeggiata lungo il mare, fosse comparsa una faccia nuova: una signora con un cagnolino…”  

(A. Cechov )

 

Questo libro le insegnerà a leggere, tardi, coadiuvata dall'intatto amore dell'adolescente divenuto adulto, amore, congelato dentro una purezza squisitamente erotica, così priva di orpelli e congetture da risultare sublime.

Un amore eterno, capace di sopravvive ad ogni orrore, che torna ad esprimersi attraverso letture a voce alta, capaci di annientare distanze etiche, morali, anagrafiche e geografiche.

Pura carne, puro spirito.


Sono certa che al termine della proiezione ci saremmo guardati e avremmo sorriso.

Come accadeva quando guardavamo un bel film.

Per parlarne poi.

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categoria:carlo
sabato, 04 luglio 2009


Cafè Muller Pina Bausch

 

Café Muller

Pina Bausch



Pina è morta 4 giorni fa. La ricorderanno tra poche ore, al Festival di Spoleto, con la rappresentazione di  Bamboo Blues, un suo omaggio di sogno danzato, all’India. Il mondo della danza è in lutto, e non solo. E’ in lutto il mondo della cultura, perché Pina era una grande artista, una grande coreografa, una grande intellettuale. Del e col corpo.

Però poco si parla di Pina. Per forza. Non tutti conoscono la danza, ancor meno la danza moderna e contemporanea che lei col suo genio ha inventato.

E poi in questi giorni è morta un’icona del mondo musicale e non solo. E’ morto Michael Jackson, un immenso artista nel suo genere (25/06/2009). Anche se devo ammettere che mi aspettavo serie infinite di speciali, notizie ghiotte, gossip, e chi più ne ha, più ne metta, anche se i media al contrario, mantengono un basso profilo, non facendo  mancare comunque aggiornamenti quotidiani sulla messa in onda dei funerali, la spartizione del patrimonio non ancora ben valutato, le commemorazioni e dimostrazioni d’affetto sparsi sul pianeta, per Pina, è ovvio, rimane poco spazio o niente.


E poi chi la conosce Pina?  Jackson è un po’ come la CocaCola: impossibile non conoscerlo. Può non piacere, ma di sicuro, vivendo tra i vivi, almeno una volta nella vita un suo pezzo lo si  è ascoltato, anche senza volere. Peggior sorte è toccata ad uno dei tre Angels di antica memoria: la mitica Farrah Fawcett. Provata da un tumore contro il quale ha combattuto per alcuni anni, non è riuscita a coronare il sogno d’amore di sposarsi col suo O’Neal, quello di Love story. Peccato, perché i due avrebbero devoluto i proventi legati all’evento, alla ricerca sul cancro. Peccato che si sia aggravata e che sia morta lo stesso giorno di Michael. A parte qualche nostalgico pezzo di alcuni giornalisti segretamente innamorati di questa icona sexy degli anni settanta, della Fawcett temo che non ne sentiremo più parlare.

 

Questo mi riporta alla morte di Pavarotti, avvenuta il 06/09/07 e di Gigi Sabani 04/09/07, di cui scrissi un post: Io sto con Gigi. Personalità e personaggi diversi, certamente, di notorietà differente s’intende, il primo era un artista di caratura internazionale, il secondo negli ultimi anni faceva fatica a lavorare per via di una questioncella legale di poco conto. Strano che gli artisti paghino sempre in modo salato i loro errori, e i politici, per esempio, no. Sorvoliamo. Riflettevo sulla sfortuna di morire nel momento sbagliato, ammesso che ce ne sia uno giusto e finire nell'oblio, malgrado una vita vissuta alla ribalta.


Stessa sorte accadde ad una grande donna, Madre Teresa di Calcutta che morì il 05/09/1997 a ridosso della scomparsa di Lady D (31/08/1997).  Qualcuno si ricorda quanto trasmisero della morte della Santa? Perché la prima, non la seconda, è stata canonizzata per direttissima. Però di Lady D continuano a fare speciali noiosissimi, tra l’altro, e ad interrogarsi su chi ha  eventualmente elaborato un attentato. Perchè sono tutte stramaledette ipotesi e congetture di poco conto.  Di Madre Teresa non ne parla nessuno. Interesserebbe a qualcuno? Forse sì.

Non lo sapremo mai.

postato da: sgnapisvirgola alle ore 16:27 | Permalink | commenti (17)
categoria:cosefuoricasa