sabato, 30 maggio 2009




Non credo di aver mai parlato di lui. Forse qualche piccolo accenno ogni tanto.
Non t'abbandona il dolore. S'impara a conviverci.
Si esce da una stanza in cui trasmettono una partita qualsiasi perchè non si tollerano le urla della tifoseria, se si sente nominare Liverpool non si pensa più ai Beatles. Ma si continua a vivere, ci si sposa, si divorzia, si scrive pure su un blog.
Assomigliava molto a quel signore coi baffi, sdraiato, con la bocca aperta. Ma non riconosco la camicia e nemmeno il giacchino.
L'ho sentii l'ultima volta al telefono, prima che partisse in pulman per andare a vedere la sua Juve giocare. Era felice come un bambino. Aveva preferito la squadra del cuore ad una bellissima modella che lo stava aspettando a Parigi.
Era fotografo di moda e io lavoravo con lui. Eravamo molto affiatati e ci volevamo molto bene, ero la sua sorellina, mi diceva sempre. Allora avevo 24 anni.

Non seguii la partita quella sera, per cui non sapevo nulla  nemmeno il giorno seguente, quando lo vidi in un servizio di un telegiornale, inquadrato, mentre lo stavano portando via dagli spalti, in barella, con le braccia penzoloni e lo sguardo fisso.
Indossava ancora la sua sciarpa rossa dalla quale non si separava mai.
Mi si fermò il cuore per un istante ne sono certa.
Fu l'ultima volta che lo vidi.
Tuttavia, per un paio d'anni, aspettai che mi chiamasse al telefono per dirmi che si era perso.

Dedico a lui e ai suoi 28 anni questo post, avrebbe compiuto 29 anni due giorni dopo.
Lo dedico alla sua famiglia che ha sopportato in tutti questi anni, con molta dignità, un dolore fatto anche di grande ingiustizia.
Lo dedico alle vittime e alle loro famiglie che hanno subito questa tragedia.
Lo so, è poca cosa, ma voglio dire pubblicamente, questa sera, che il suo ricordo e il suo sorriso mi hanno accompagnata sempre in questi anni.
E la rabbia, tanta rabbia.
Sarà così fino alla fine dei miei giorni. S'impara a convivere col dolore e coi suoi tormenti.

Ciao Claudio
Per sempre

Rocco Acerra (29)

Bruno Balli (50)

Alfons Bos

Giancarlo Bruschera (34)

Andrea Casula (11)

Giovanni Casula (44)

Nino Cerrullo (24)

Willy Chielens

Giuseppina Conti (17)

Dirk Daenecky

Dionisio Fabbro (51)

Jaques François

Eugenio Gagliano (35)

Francesco Galli (25)

Giancarlo Gonnelli (20)

Alberto Guarini (21)

Giovacchino Landini (50)

Roberto Lorentini (31)

Barbara Lusci (58)

Franco Martelli (46)

Loris Messore (28)

Gianni Mastrolaco (20)

Sergio Bastino Mazzino (38)

Luciano Rocco Papaluca (38)

Luigi Pidone (31)

Benito Pistolato (50)

Patrick Radcliffe

Domenico Ragazzi (44)

Antonio Ragnanese (29)

Claude Robert

Mario Ronchi (43)

Domenico Russo (28)

Tarcisio Salvi (49)

Gianfranco Sarto (47)

Amedeo Giuseppe Spolaore (55)

Mario Spanu (41)

Tarcisio Venturin (23)

Jean Michel Walla

Claudio Zavaroni (28)

 

Claudio

 

 

 

 

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venerdì, 01 maggio 2009


1 maggio 2009 2

1° maggio 2009
Silvia




Ti sbatterei a lavorare in un resort (se sai cos'è) in Sardegna, bello fuori (per i clienti) e marcio dentro (per i lavoratori).

Così ti saresti beccato una bella scossa elettrica da un frullatore in acciaio SENZA messa a terra perchè il boss (alias il padrone, er capoccia, il cummenda) NON poteva spendere 2 (due) euro per un adattatore Schuco nuovo.

Se non avessi avuto scarpe antinfortunistiche (PAGATE DA ME) a quest'ora non sarei qui a raccontartelo.

A propo: lavoravamo 8 ore e mezzo ed eravamo pagati (ed assicurati) per 6 (sei).

Dormivamo in stanzette-loculi senza aria condizionata e con le ventole accese sul tetto a 3 metri di distanza. Il mangiare era un'indecenza, solo la pasta e la frutta erano buone.

CAPITO ADESSO COME SI FANNO I SOLDI SULLA PELLE DEI LAVORATORI, IN ITALIA?

Dobbiamo davvero ridurci come i rumeni per non far "scappare" i cummenda?

 

(commento del 22 04 09  ad un articolo sulla Thyssen Krupp che mi è piaciuto particolarmente. Di wordstar che spero non me ne voglia )



In memoria di:

Antonio Schiavone
Roberto Scola
Angelo Laurino
Bruno Santino
Rosario Rodinò
Rocco Marzo
Giuseppe De Masi


E di tutte le vittime sul lavoro.
E di tutte le vittime del lavoro che non c'è.




altan cippiti disoc


BUON 1°MAGGIO



cipputibrindisi





lasciatemi cantare...





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sabato, 25 aprile 2009
CUORE
Cuore
(E' l'insieme di pezzi di confezione di regali che mi hanno fatto alcuni amici in un momento particolare)

CRISTINA


è un'amica particolare, incontrata di recente, ma che sento come una di casa, che mi  capisce anche se non parlo. Lei è così.
Generosa e capace di andare oltre il dolore e regalare preziose perle di parole,
 buone come il pane appena fatto,
 che fanno bene allo spirito di noi umani, in balia della tempesta, che è questa  vita.

Le ho dedicato questo  racconto, che gentilmente ha ospitato  sul suo bel blog, in cui si potranno riconoscere tutte le donne del mondo che hanno dovuto sopportare l'ardire di desiderare solamente il sole e la luna.



Il sole

il sole

il sole…

-Beatrice cambia musica!

La luna

la luna

la luna


Bea è così, sa cosa vuole, con una determinazione a bassa voce, ma incrollabile.

-Signore è una bellissima bambina con tanti capelli color rame. Assomiglia a  sua moglie!

-Veramente speravo fosse un maschio, sa, per via del nome…

Beatrice ascolta il suono della voce di Ivo, e in quel preciso momento, accolta dalle braccia maldestre  di suo  padre, decide che dovrà piacergli ad ogni costo.

 

-Sei tu Ivo?

-Sì Miriam. Sai che al mercato ho conosciuto il figlio  piccolo di Mario? E’ biondo come lui e bello come il sole. Mi piacerebbe inserirlo nella  squadra di calcio.

Intanto nonna Gianna nella stanza accanto, mentre osserva Bea, pensa: che strana questa ragazzina che a tutte le  bambole taglia i capelli corti come i suoi. Chissà, vorrà fare la parrucchiera.

-Amore, cosa vuoi diventare da grande?

-Il sole nonna, il sole. Se mi regalassi una moto, lo potrei  diventare anche subito.

-Una moto? Ma sei matta, alla tua età poi! Faresti morire di crepacuore tua madre. Non ti basta giocare a calcio? Lo dice sempre tuo padre che sei negata! Pensa piuttosto ad imparare le cose da donnina  che ti serviranno quando sarai sposata…

Seduta sulla panchina delle riserve, a bordo campo, incapace di reggere lo sguardo deluso del padre, Bea non piange il dolore che ha dentro, ma vorrebbe morire.

Mario, il figlio di Mario, non piange mai quando cade dalla moto.

 

Luciano, difficile a credersi, non ama né il calcio né le moto. Lui ama Bea, con tutto sè stesso. Solo che lei non gli crede.

-Beatrice ti prego, non chiudere la comunicazione, non allontanarmi, sei la donna della mia vita. Per me sei bella come il sole. Ma no, che dico? Più, del sole!

Bea sorride. Non le interessa più la moto e nemmeno essere il centravanti migliore del pianeta. Il sole la scalda, ma mai quanto le forti braccia di Luciano. Ora desidera una famiglia. Sua.

 

-Signora mi dispiace molto. Purtroppo dall’esame laparoscopico è emersa con chiarezza  una malformazione congenita che le preclude la possibilità di diventare madre. Se vuole però, potrà rivolgersi al centro adozioni, questo è il numero, tenga. Arrivederci.

Seduta su una panchina del parco, davanti all’ospedale, capace di reggere lo sguardo sgomento del marito, Bea piange tutto il suo dolore e vorrebbe morire.

Forse anche Mario, il figlio di Mario, piangerebbe in questo caso.

-Per una madre è straziante vedere una figlia ridotta così. Hai un marito che ti adora, avete una bella casa, siete ancora giovani e già in lista per l’adozione di un bambino. Perché ti ostini a sottoporti a queste inutili e dolorose cure ormonali? Insomma Bea, cosa vuoi?

-La luna mamma, la luna.

 

Beatrice ora è serena coi bambini dell’orfanotrofio. Gli uomini della sua vita l’hanno lasciata sola per un verso o per l’altro. Ma lei adesso è forte grazie a  questi piccolini, caparbi nel vivere quanto lei.  Li osserva mentre dormono e li accarezza quando piangono. Quando si svegliano di colpo e hanno paura e la chiamano,  li solleva dolcemente e li appoggia a sè. Comincia  così a cantare a bassa voce…

 

E nelle facce della gente                                                                              
e nelle strade c’è il sole
che mi stringe il cuore
come mi stringevi tu
e mi ricordo un po’ di te

Perché il sole, è un amore che continua
anche quando non c’è più…

 

 

Un giorno all'improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò
e fino in fondo al cielo camminò…


I pezzi delle canzoni sono tratti da: Sole di De Crescenzo e La luna di Branduardi.

 


Oggi, 25 APRILE  è una giornata importante, e Lino Di Gianni la ricorda con un pezzo che a me piace molto e sarei contenta se lo leggeste anche voi.


qui


E poi arriva Angie, che scrive dei suoi bisnonni pugliesi.
E di una resistenza alla vita e pure alla morte.
Un racconto bellissimo che affascina per la luce delle candele che brillano dalla notte dei tempi.

QUI
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martedì, 07 aprile 2009
irpiniaIrpinia - 23 novembre 1980

Avevo vent'anni da poco più di due settimane e non capivo niente. Partimmo dopo poche ore dal sisma, sul pulman organizzato dalla F.G.C.I. regionale: 54 ragazzi sprovveduti come me, con tanta voglia di fare.
Fu un dramma nel dramma. Non eravamo preparati a tanta tragedia.  Mio padre vigile del fuoco mi avvisò e pregò al tefefono  di stare a casa, ma allora i nostri rapporti non erano dei migliori e io volevo dimostrare qualcosa. Forse anche a lui. Entusiasmo giovanile, anche. Arrivammo prima dell'esercito e dell'ospedale da campo. Arrivammo troppo presto per tutto. Causa una bufera perdemmo il campo base e rischiammo che il pulman si ribaltasse. Alla fine dormimmo tutti pigiati lì dentro, nemmeno si ribaltavano i seggiolini.  L'autista voleva tornare a casa e ci prendeva per matti. Molti di noi si ammalarono e rischiammo di finire schiacciati da cornicioni pericolanti o da fughe di gas improvvise. Aiutai un ragazzo in piena crisi nervosa mentre estraevano un congiunto da sotto le macerie, distrubuii vestiti,  corsi dietro a dei compagni che si erano infilati in una squadra speciale dell'esercito, per estrarre cadaveri  sotto le macerie di un paese adiacente ,completamente distrutto. Tornarono sconvolti ma fecero il loro dovere. Pioveva a dirotto, spesso, e c'era tanto freddo. Mi aggregai ad un gruppo di ragazzi che in jeep andavano a prestare soccorso agli abitanti di casolari isolati. Persi 5 chili in una settimana cibandomi di sola cioccolata e whisky e non toccai acqua calda e pasti caldi per tutto il tempo, come me gli altri. Nessuno si cambiò abito e si lavò, tranne le mani, se riuscivamo.  Vicino ad una tenda militare, in cui tutti i grandi capi si  radunarono sentii dire che eravamo d'impaccio e che non si capiva cosa fossimo venuti a fare. Avevano ragione. L'entusiasmo giovanile in certi casi non basta. Una sera, quando ogni eroismo aveva lasciato posto ad angoscia e frustrazione, fece capolino la testa di un giovane D'Alema, già antipatico allora. Gli venne la malaugurata idea di dire qualcosa. Se non fossero riusciti a fermare al volo un paio di compagni romagnoli, D'Alema si sarebbe "beccato" una mano di botte da ricordarla per tutta la vita. Guadagnò l'uscita e non si fece più vedere.
Tornata a casa, davanti ad un  piatto di brodo caldo mi vennero le lacrime agli occhi. Il mio cuore era rimasto con CHI NON AVEVA PIU' NIENTE.
Ad una brutta battuta di un mio familiare, senza dire una parola, presi il mio piatto e andai a mangiare in camera mia. Feci così per più di una settimana, finchè non cessarono stupide considerazioni e domande ancora più stupide. Il mio cuore era altrove e una parte è sempre rimasta là, perchè io non dimentico. E' vero, chi vede da vicino certe cose è destinato a non dimenticarle per tutta la vita.
Penso ai bambini, al loro sgomento, al rischio che non possano più vedere un genitore, il fratellino, la sorellina. Penso a quanti purtroppo non potranno più uscire vivi da quel monte di macerie e lamiere contorte.
Ecco perchè sono terrorizzata dal terremoto.  L'ho sentito sotto i piedi tante volte e ovunque. Ovunque. Per sempre.


L
L'Aquila 06 marzo 2009

Ora che ho quasi trent'anni di più e non avrei nulla da dimostrare, saprei cosa fare. Io andrei dai bambini e partirei anche subito.
Mi auguro che tra vent'anni non sentiremo Vespa ormai cariatide, che fa il resoconto di quanti container sono ancora ad uso abitativo per questa povera gente.
Mi auguro che qualcosa sia cambiato nel frattempo, in questa povera Italia.
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giovedì, 19 marzo 2009
477px-Aconitum_napellus_flower(ACONITO NAPELLO - aconitum napellus/a.variegatum)


Ore 19,54
Stanchissima, dopo una giornata infernale, sono in auto, in colonna, chilometrica, per arrivare alla rotonda dell'acquedotto, importante snodo dell'area nord-ovest della città.
Brazil dei Manhattan transfer non cambia più di tanto il mio umore: pessimo.

E' un periodo così.
Mi arresto di colpo dietro una Multipla. Le odio queste automobili, sembrano scatoloni con le ruote e di solito gli autisti sono imbranati senza speranza. Per me è colpa dell'auto.
Con la speranza di allontanare torbidi pensieri, canticchio per distendere i nervi, mi giro verso sinistra e guardo fuori dal finestrino.

Manifesto elettorale 3 metri  x 2 con faccione stampato sul lato sinistro, che sorride. Non faccio in tempo a leggere il nome, tanto mi basta il simbolo per capire che quel soggetto lì, con me, ha ben poco da spartire, forse nemmeno i natali.
Lo slogan recita: Reggiani è ora di cambiare, dopo 64 anni ce la possiamo fare!
Mi giro di colpo dall'altra parte e guardo l'individuo che guida l'auto affiancata alla mia. Mi verrebbe da chiedergli: ma hai letto che stronzate scrivono questi?
Vedo l'immagine di mio nonno Nello, partigiano e  militante delle Reggiane morto nel '73. Se penso alla politica è lui il primo riferimento.
Ingrano la prima, la colonna si muove. L'umore è decisamente peggiorato. Tuttavia improvvisamente mi viene voglia di regalare dei fiori a questi soggetti politici, di un bel colore che ricorda quello del loro partito.
Che non si dica di me, che non sono una personcina gentile.

 

 

332px-2006-11-28Aconitum04(frutto)

 

Dal greco : pianta velenosa (aconitum).
La pianta infatti risulta conosciuta fin dai tempi dell’antichità omerica.
Veniva usata come simbolo negativo (maleficio o vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei.
Il nome del genere sembra derivare anche dall’uso che se ne faceva in guerra : dardi e giavellotti con punte avvelenate.
Plinio ci dice invece che il nome deriva da "Aconae", una località legata alla discesa di Ercole agli inferi (probabilmente vicino a Eraclea).
La pericolosità della pianta era ben presente agli antichi se ancora Plinio la cita come "arsenico vegetale".
Si racconta anche che nell’isola di Ceo, gli anziani ormai inutili venivano soppressi con tale veleno.
Nel Medioevo l’aconito venne chiamato con diversi nomi : Cappuccio di monaco o Elmo di Giove o Elmo blu, sempre in riferimento alla sommità del fiore.
Nel '500 era conosciuta per le sue presunte capacità contro la puntura di scorpioni ( "Herbal or General History of Planets" - Londra 1597).
Il nome della specie deriva dal latino per rapa in riferimento alla particolare forma del rizoma.
Il nome comune Strozzalupo deriva dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le volpi.


NOMI COMUNI:

Strozzalupo
Erba tora
Risigallo
Erba riga
Radice del diavolo


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sabato, 07 marzo 2009
isolaSgnapis
(isolaSgnapis)

Ne scrivero prima alla cara  Rosa Tiziana e poi a  Angie che mi ha lasciato un commento che mi ha scaldato il cuore.

Festa della donna sì, festa della donna no? E' da questa mattina che mi pongo la domanda e la risposta è: così no, così mai.
Nessuna mimosa per favore.


Noi abbiamo Franca che  lo scrive sempre che non siamo solamente la mimosa di un giorno.

Emerge dalla magia di Zena, dal fuoco di  Rossana, e dal dolore di Morena  che ho conosciuto di recente e che ha scritto un bellissimo libro.  Didò e la sua Napoli   Majarie e la lirica delle sue immagini,  Haba  con la sua sensibilità.  Così diverse tra loro e così preziose.   Giulia  che vede così bene e che ora ha bisogno di riflettere.
Come molte di noi credo.

E poi la dolce amica
 
Annina Fior, con la sua fede,  Ida e le sue belle immagini,  Gabrilù e le sue preziose recensioni,  Sabrina con le su profonde riflessioni,  Nonsonoqui che invece c'è eccome con le sue splendide poesie.  E  tante altre di cui leggo volentieri appena posso.
Triana che so che mi capisce anche se non parlo, e senza la quale ora, non saprei linkare gli indirizzi.

Posterò parti di  "Mutande di latta", come dedica a loro e a tutte le donne del mondo.
Al loro diritto di esserci come esseri umani e alla loro forza data dall'intelligenza e dalla tenacia.


Si parlava tra amiche l'altra sera. Della vita, delle nostalgie, dei progetti.

Coi vessilli e slogan ripiegati per bene come calzini nei cassetti della memoria, ripenso oggi come si era, quando piene di mimose e di rabbia inconsapevole, si seguiva un collettivo incapaci putroppo di ascoltare noi stesse.

In quante ci siamo perse, come perle di una collana a cui si è rotto il filo, tra lenzuola  e dolori nell'essere in ogni cosa ad ogni costo, infilate in mutande di latta ideologiche troppo rigide per andar bene a tutte!

Si vestiva non seguendo le mode, ma di abiti mentali, bandite le frivolezze, inconcepibile ogni orpello dal richiamo specificatamente sessuale, col risultato che sembravamo tanti  deliziosi alberi di Natale da chiudere dentro una cartolina di auguri.

Le donne erano e sono un'altra cosa, sono  anche molte altre cose, che a noi il colelttivo e le nostre madri non ci hanno insegnato. Le donne eravamo anche noi, le donne erano anche loro, tutte diverse, davvero un peccato cercare di omologarci, anche se risultava inevitabile.

Il risultato ottenuto è stato di ripiegamento su noi stesse, quale scoperta dell'io, e un machismo da carriera ad oltranza: lucidare casa, figli, marito e parenti tutti pregando la Madonna  o la presa scart infilata nel collant mentre il cervello conta in MB e parla sei idiomi. Noi sappiamo fare più cose contemporaneamente anche quando non siamo felici.

Eppure si era carine vestite di rosa e di giallo, coi nastri e i fiori e gli zoccoli per calciare più forte.

Ripenso a quanto questo girotondo mani nelle mani fatto di sorrisi, mi abbia accompagnato nella vita.
Come soffro quando  sento parlare di stupri e di violenze in tutto il pianeta e che la donna è trattata ancora come un oggetto, molto peggio di un albero di Natale dopo l'Epifania.

Eppure gridare è servito e tanto.

Ora uso le giarrettiere e mi diverto, non ho paura di sembrare ciò che non sono  e non temo  più le etichette. Ma è stata la vita che mi ha portata a questo difficile equilibrio; gli abbandoni, le rinunce, e le incertezze, ma soprattutto capire l'errore di non saper guardare me stessa oltre la divisa che avevo deciso d'indossare.

E penso alle amiche, tutte, perchè tutte, in fondo in fondo, portano o hanno portato mutande di latta.
E sono scomode.


ciabatte



Grazie di esserci


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mercoledì, 18 febbraio 2009
IMG_1387
"se la faccia coprirai
tu un'altra diverrai
                                    Non più timida e insicura
                                     ma ardita, forte e dura
quando sul palco monterai
tutto il pubblico stupirai.
                             La paura sparirà
                                e la recita riuscirà."



Così suggerisce la saggia Colombina alla timida Beatrice, simpatica  protagonista della storia di Rosa, Sogno di carnevale.

Una storia per bambini che fa riflettere anche gli adulti. La filastrocca per esempio,  non potrebbe calzare per coloro che si nascondono dietro un monitor?
La Maschera, figura del teatro antico e moderno, che ha permesso di prendere in giro i più grandi del mondo, che ha trasformato giullari e cantastorie in uomini di grande saggezza e ironia è raccontata attraverso la nascita e la storia di tutti i Carnevali del mondo e in specifico d'Italia. Una ricerca preziosa, in cui compaiono Maschere che non si sentono nominare di frequente o che non si conoscono affatto. Libro istruttivo sotto molti punti di vista, che ai bambini quanto ai grandi, sono certa piacerà parecchio.

L'ombra di Babbo Natale, parla di sogni e dell'importanza di portarli nel cuore per sempre. Parla della capacità di stare insieme e volersi bene, nella diversità e nella lontananza. "Giunto il momento di lasciarsi, i due (Babbo Natale e la Befana) si avvicinarono e si baciarono sulle guance ruvide e levigate dal vento. Anche le loro ombre si baciarono volentieri, perchè quando le persone fanno amicizia pure le ombre si affezionano." Parla dell'importanza di non fermarsi alle apparenze e di quanto la guerra e il dolore rubino la cosa più importante che hanno i bambini: il diritto di sognare.

Ringrazio Rosa Tiziana per avermi regalato qualcosa di lei. Mi è piaciuto molto.


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sabato, 14 febbraio 2009
IMG_1332

L'importante è  sentire che ancora ha senso fermarsi e ammirare. Senza nulla da dire, solo guardare e sentire di esserci, ancora.


Dedicato a coloro che sanno fermarsi.


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domenica, 25 gennaio 2009
gaza1(Gaza)



Mi hai detto che il giorno del tuo compleanno eri triste perchè pensavi alla guerra di Gaza.

Da tempo volevo dedicarti un'immagine e tante ne ho pensate per te, bella come sei, poi, non ho pensato più a niente e so che mi capisci.

Ti dedico questa, alla tua dolcezza e  alla tua forza, alla tenacia a non mollare mai, alla speranza che un giorno il mondo possa essere migliore.

Con affetto

Anche se in ritardo, Buon compleanno Trianù

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venerdì, 23 gennaio 2009
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di Rossana Massa
blog Carta Scritta


E' come fare un viaggio, si dice leggendo un libro.
Ed è vero.
Ma in alcuni casi è più vero che in altri.

Sin dall'inizio si capisce che il lettore verrà accompagnato in  un viaggio interiore passando  per fiumi e per case dove i sentimenti delle donne e degli uomini hanno fortificato le loro radici.

La storia di Rossana e delle sue genti,  si snoda in 33 brevi racconti incastonati tra gli anni '50/'70 fortemente caratterizzati dalla rinascita economica e sociale del paese. Lotte, sconfitte, piccole battaglie personali, grandi ideali collettivi, illusioni, disillusioni, amori e dolori, tutto raccontanto senza veli, con ironia e disincanto, in una sorta di confessione, ma senza remissione dei peccati, perchè qui, di peccati, non se ne sono.

Scorrono volti e storie, personaggi ancora vivi nella loro forza evocativa, semplici e umili e soprattutto onesti nei sentimenti, malgrado tutto.
Questo libro è un omaggio anche a coloro che all'alba andavano al lavoro lungo gli argini, avvolti nel grigio pesante e uniforme della nebbia, che penetrava ossa e cuore con un odore tutto suo.
Ma soprattutto è un omaggio ai suoi genitori che ha tanto amato.



Per informazioni:
sedizioni.it@mac.com
www.sedizioni.it
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